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Da sinistra: Christine Macel, Angelo Crespi e Marco D’Isanto

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Da sinistra: Christine Macel, Angelo Crespi e Marco D’Isanto

A Brera un modello nuovo di partnership tra pubblico e privato

Si chiama partenariato speciale pubblico privato (Pspp) e prevede la coprogettazione nell’ambito dell’accoglienza e della valorizzazione dell’esperienza museale

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Si chiama partenariato speciale pubblico privato (Pspp) e non ha nulla a che vedere con gli strumenti consueti della concessione di servizi o della sponsorizzazione: si tratta infatti di un modello nuovo di partnership tra pubblico e privato (imprese, associazioni, enti del Terzo Settore) fondato sulla coprogettazione con i privati nell’ambito dell’accoglienza e della valorizzazione dell’esperienza museale. A Milano è la Grande Brera a farsene portavoce, proponendosi come un «laboratorio» di sperimentazione.

«Strumenti come il partenariato speciale rappresentano un cambio di passo significativo poiché consentono un solido bilanciamento fra sostenibilità economica, interesse collettivo e tutela dell’identità culturale, affinché il patrimonio continui a essere un bene comune accessibile alle generazioni presenti e future», ha spiegato nel presentarlo Angelo Crespi, direttore della Grande Brera, rilevando anche che nel 2025 si sono registrati più visitatori ad agosto che a gennaio: un fenomeno impensabile a Milano solo pochi anni fa, che testimonia l’impetuosa crescita del turismo. Turismo alle cui richieste bisogna essere in grado di rispondere con strategie nuove di accoglienza museale, per «offrire ai visitatori un’esperienza sempre più completa, suggeriva Christine Macel, conservatore generale del patrimonio della Repubblica Francese, già direttrice di importanti musei di Parigi, e fare del museo un luogo di vita e di accoglienza, con spazi conviviali e spazi anche per i bambini (sempre più numerosi), oltre a “boutique” museali di alto livello. È così che si crea un legame più forte tra pubblico e istituzioni».

Nella Grande Brera quest’esperienza prende forma nel Bar Fernanda, che si apre nel palazzo storico, e nel Citterio Garden, dove si tengono anche manifestazioni culturali, e proprio a Palazzo Citterio troverà posto la grande novità di questo progetto: nella vasta area dell’attuale biglietteria, dove si trova il grande tavolo progettato da Mario Cucinella, si aprirà il Grande Brera Design Store, affacciato direttamente su via Brera, la strada più frequentata durante il Salone del Mobile e la Milano Design Week (ma non solo allora), sul modello dello store del MoMA di New York e di altri grandi musei internazionali: «Insieme ai donor, agli sponsor, ai servizi aggiuntivi, chiarisce Angelo Crespi, il merchandising ha infatti un grande peso nelle linee di ricavo. Ciò che posso anticipare è che il Grande Brera Design Store sarà uno shop di altissimo livello, che proporrà il meglio della creatività contemporanea. Stiamo raccogliendo le adesioni (c’è tempo fino a novembre), e immaginiamo di poterlo aprire all’inizio del 2027 con un’offerta di merchandising e di oggetti di design di assoluta qualità, parecchi dei quali anche a costi molto accessibili».

I partner, cui spetterà l’intero investimento economico, dovranno ovviamente essere operatori privati qualificati, con competenze integrate in accoglienza, ristorazione, progettazione culturale, comunicazione, retail museale e gestione di spazi aperti al pubblico: capaci cioè di proporre concept identitari di alto livello, rispettosi del valore storico-artistico del luogo e della missione dell’istituzione, per contribuire a un’esperienza della Grande Brera al tempo stesso integrata, contemporanea e riconoscibile a livello internazionale.

La presentazione di questa importante novità è stata anche l’occasione per Angelo Crespi per anticipare un’inedita scommessa della Grande Brera, che con l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere sta mettendo a punto un laboratorio interno di diagnostica per le opere di Brera e non solo: un altro ambito in cui l’istituzione milanese si fa apripista di una modalità di conservazione del patrimonio sinora inedita nei musei statali italiani.

Ada Masoero, 15 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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