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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliA causa dell’emergenza sanitaria, in diversi Paesi il turismo rurale è ancora più di moda di quanto già non fosse. È molto probabile, quindi che quest’anno la calma di Mur, un paesino ai piedi dei Pirenei, venga alterata così come lo fu nell’estate del 1919 con l’arrivo del mercante d’arte Ignasi Pollack e dell’équipe del restauratore italiano Franco Stefanoni, maestro della tecnica dello «strappo» che aveva messo a punto per tutelare il patrimonio italiano durante la prima guerra mondiale. Stefanoni strappò l’affresco del Cristo che presiedeva la chiesetta di Santa Maria e lo consegnò al collezionista Luís Plandiura, che due anni dopo lo vendette al Museum of Fine Arts di Boston, dove è tuttora esposto.
In occasione del centenario di questo primo strappo, il Museu Nacional d’Art de Catalunya (Mnac) di Barcellona promuove la visita ai luoghi d’origine delle opere che adesso sono conservate nelle sue sale e formano una delle collezioni di arte romanica più importanti del mondo. «La rimozione del Pantocratore di Mur segna una vera svolta nella salvaguardia dell’arte nelle zone rurali e l’inizio di un’intensa campagna che durò fino al 1923, anche se ci furono interventi sporadici fino al 1978», spiega Pepe Serra, direttore del Mnac.
La tecnica dello strappo permetteva di rimuovere la pellicola pittorica, come se fosse un negativo, e trasferirla su tela. Con questo sistema sono arrivate al Mnac le opere che formano la sua eccezionale collezione, provenienti dalle chiese di Sant Climent e Santa Maria de Taüll, Sant Joan de Boí e Santa Maria de Aneu, tra le altre. «L’architetto modernista Josep Puig i Cadafalch, allora presidente della Comunità della Catalogna, era favorevole a mantenere gli affreschi nel luogo d’origine, ma presto si rese conto che nonostante l’intervento fosse rischioso, era preferibile al saccheggio e al deterioramento», spiega Serra.
L’anniversario rappresenta un’opportunità per valorizzare le aree d’origine delle opere e la loro importanza storica, architettonica, artistica e paesaggistica. «Anche se non è possibile né raccomandabile ricollocare le opere nelle rispettive chiese, visitare i luoghi d’origine consente di percepire un’atmosfera speciale», assicura Serra, elogiando iniziative come la fedele riproduzione dei dipinti di Mur o la proiezione (videomapping) del Pantocratore di Sant Climent de Taüll.
Veduta del villaggio catalano di Mur: nel 1919 dalla chiesetta di Santa Maria venne staccato l’affresco ora al Museum of Fine Arts di Boston. Foto di Llibert Cases
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Lo conferma uno studio durato tre anni. L’edificio, costruito tra le montagne a circa 80 di km da Barcellona, reinterpreta i rifugi a punta dei Pirenei della fine dell’800 ed era destinato ad accogliere i lavoratori di una vicina miniera. L’architetto catalano non ne rivendicò mai pubblicamente la paternità perché l’opera non fu realizzata secondo il suo progetto
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