Zona MACO a Città del Messico

Più di 200 gallerie da tutto il mondo per la 18ma edizione della più importante fiera dell’Amerca Latina. Unanime l’interesse e il riconoscimento per la scena artistica locale, giovane e sempre più cosmopolita

Una veduta dello stand di Galleria Poggiali con opere di Goldschmied & Chiari e Miguel Angel Payano jr Una veduta dello stand di Galería RGR & Köning con opere di Jeppe Hein e Alicja Kwade Una veduta aerea di LAGO/ALGO, nuovo centro culturale in un edificio modernista che ha riaperto grazie a Zona Maco Un'opera di Francisco Moreno rappresentato dalla Galleria Cassina Projects
Elisa Carollo |  | Città del Messico

La fiera si è svolta a Città del Messico dal 10 al 14 febbraio con un’anteprima il 9 febbraio che ha accolto collezionisti locali e internazionali giunti a esplorare la vivace realtà artistica latino americana. Una scena, soprattutto quella messicana, che nonostante la pandemia ha visto una rapida espansione in parallelo alla città e alle sue gallerie, che per la prima volta si sono riunite un’associazione.

Tanti gli americani, grazie anche alla vicinanza di Città del México (a 4 ore di volo da Los Angeles e poco più di 5 da New York). Con la pandemia molti statunitensi hanno deciso di trasferirsi nella nuova capitale della creatività, giovane e sempre più cosmopolita, con un piacevole stile di vita a costo minimo. Ad apprezzare la scena artistica della città anche alcuni collezionisti europei, tra cui Alain Servais, colpito molto più dal fermento di Città del Messico che della fiera in sé.

Fra gli espositori grandi gallerie, come Gagosian, e tante nuove proposte soprattutto dal centro e Sud America, inclusa Cuba, presente con due spazi: Le Sindical e Arsenal Habana Cuba. Fra le gallerie statunitensi con un programma «di ricerca»: The Hole, Hashimoto Contemporary e Harper’s. Lo stand di  P.P.O.W presentava opere della giovane messicana basata nel Queens, Astrid Terrazas, e del portoricano Guadalupe Maravilla, da poco entrato nelle collezioni di MoMa e Tate. La direttrice Eden Deering, al suo debutto a Città del Messico, ha espresso un’impressione positiva sulla fiera e sulla scena artistica locale. Un’opera di Guadalupe era stata acquisita già nelle prime ore da collezionisti messicani.

Non sono mancati in fiera nomi consolidati nella scena messicana, come Kurimanzutto, OMR, Travesia Cuatro, Proyectos Monclova e RGR galeria. Quest’ultima presenta uno stand condiviso con la galleria König per una serie di artisti fra cui Jeppe Hein e Alicja Kwade, con cui RGR galeria ha iniziato da poco a collaborare.

Il direttore Ricky Gonzalos Ramos si dichiara molto soddisfatto: «già nelle prime ore ci sono state alcune vendite proseguite nei giorni successivi sia a contatti locali sia a collezionisti internazionali. A destare particolare interesse, prosegue, sono soprattutto artisti latino americani con cui la galleria collabora da tempo, come Carlos Cruz-Díez, Julio Le Parc e Jesús Rafael Raphael Soto o i nuovi blocchi cromatici di Felipe Pantone, ma anche l’artista cinese Ding Yi, di cui la galleria al momento ospita una mostra già quasi sold out».

A sfatare il mito che il collezionismo messicano sia ancora poco «educato» e che preferisca medium più tradizionali è Kiovo Curro, direttore dell’omonima galleria a Guadalajara: «abbiamo venduto per primo un video del messicano Alejandro Almaza Pereda, acquistato per 13mila dollari da un collezionista messicano». Tra le tante nuove realtà fiorite nel Paese e a cui viene dato spazio spicca Sálon Silicon, dedicato al mondo LGBTQ.

Fuori dalla fiera, la storica galleria OMR è stata protagonista anche di un progetto di valorizzazione di un edificio modernista fronte lago presso la foresta di Chapultepec, un tempo sede del ristorante di Leonides Guadarrama: con Zona MACO l’edificio ha riaperto al pubblico con il nome di LAGO/ALGO, un nuovo centro culturale per la città con una parte artistica gestita dalla galleria in collaborazione con Josè García (una volta proprietario e fra i fondatori di Proyectos Monclova), inaugurata con la collettiva «Form Follows Energy».

A Zona Maco, già da varie edizioni, anche alcune gallerie Italiane come Galleria Continua, Eduardo Secci, Cassina Project, quest’ultima con uno stand in collaborazione con 1989 Gallery: «La fiera è partita con buone vibrazioni e un discreto appetito dei collezionisti. Due opere di Yves Scherer e due di Francisco Moreno, fra 7mila e 22mila dollari sono state vendute a collezioni staunitensi, messicani ed europei», afferma Marco Cassina.

Seconda volta in fiera anche per la Galleria Poggiali, con uno stand dove le Italiane Goldschmied & Chiari erano affiancate all’artista afrocaraibico Miguel Angel Payano jr. Sono arrivate solo al terzo giorno le colorate Quilt dell’afro americano Basil Kincaid, esposte anche nella collettiva «The New Bend» da Hauser & Wirth New York: le opere sono rimaste inizialmente bloccate in dogana, il che testimonia come partecipare a questo tipo di fiere per gallerie italiane non sia facile.

Il direttore Marco Poggiali ha commentato: «Abbiamo cercato di riassumere il lavoro che stiamo facendo sulla programmazione internazionale esponendo artisti afro americani come Basil Kincaid e afro caraibici come Miguel Angel Payano jr (personale nei nostri spazi milanesi il 24 marzo) e abbiamo voluto dare grande risalto anche al duo Goldschmied &Chiari che parteciperà alla prossima Biennale di Venezia».

Il direttore della Galleria Nordenhake, Ben Loveless, conferma che ci vuole tempo prima di riuscire a vendere in questa fiera: «la prima edizione ti guardano, la seconda iniziano a conoscerti, la terza forse comprano e la quarta portano anche amici e parenti». La galleria, nata a Stoccolma, ma che ha finito per aprire a Città del Messico ha presentato opere di Stanley Whitney sold out nei primi giorni pur avendo deciso di venderle solo a collezionisti locali e di ignorare le richieste esterne.

Successo per il gallerista svizzero Fabian Lang, new entry con opere della giovane artista spagnola Elena Alonso, fra i 3.500 e i 16mila dollari: «Si tratta della prima presentazione personale di Alonso in Nord e Centro America. Le reazioni sono state ottime abbiamo avuto conversazioni molto fruttuose, e abbiamo venduto circa la metà delle opere dello stand a collezionisti messicani il giorno dell'anteprima».

A riprova della vivacità della scena artistica locale una dozzina di opening in tutta la città hanno preceduto l’apertura della fiera già l’8 Febbraio e tanti sono stati gli eventi in programma fino a domenica.

Fra le gallerie internazionali che hanno aperto in questi giorni con pop-up show e nuove location si segnala Morán Morán con una personale di Kenny Rivero (sold out, opere fra i 16mila e 38mila dollari) nella sede inaugurata lo scorso giugno. La Deli Gallery di New York ha invece collaborato con uno spazio locale, 8th House Projects, per un group show.

Fra i nuovi hub creativi, Laguna: un’ex fabbrica tessile con spazi espositivi e di lavoro per arte, fashion designer indipendenti, nuovi studi di architettura e brand di saponi. Parallelamente alla fiera altre piattaforme curate come Salon Acme, Arthouse e Salon Cosa offrono proposte di ricerca fra arte e design.

Spostata ad aprile la fiera Material, che ha comunque creato un articolato percorso di esposizioni temporanee dando accesso esclusivo ad alcuni dei luoghi più spettacolari in città, come nel caso delle presentazioni di PEANA (Monterrey, MX)  presso il Praxis Taller de Arquitectura Agustin Hernández dell’iconica Casa Luis Barragán.

L’impressione comune è che Città del Messico si stia affermando come un centro per l’arte e la creatività a livello internazionale, capace di attrarre talenti e soggetti capaci di apprezzarli, valorizzarli e promuoverli. Una scena da approfondire e tenere d’occhio, vincendo qualsiasi pregiudizio che solitamente l’immagine di questa città porta con sé.

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