Zelenski su Vogue: atto di coraggio o hubris?

Una tempesta di critiche per il servizio fotografico di Annie Leibovitz su Vogue Magazine dedicato ad Olona Zelenska e al Presidente Zelensky.

© Annie Leibovitz - Vogue Magazine © Annie Leibovitz - Vogue Magazine © Annie Leibovitz - Vogue Magazine
Chiara Massimello |

Lo scorso martedì è stato pubblicato su Vogue Magazine, in anteprima online (la versione cartacea uscirà in America ad ottobre), un servizio fotografico dedicato ad Olona Zelenska e al Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, realizzato dalla grande fotografa Annie Leibovitz (Waterbury, Connecticut, 1949). Le immagini sono accompagnate da una lunga intervista della giornalista Rachel Donadio, in cui la first lady ucraina racconta se stessa, la guerra che devasta la nazione a seguito dell’invasione russa del 24 febbraio scorso e come lei e il marito siano uniti nel cercare di condurre una vera e propria campagna mediatica per ottenere aiuti e visibilità internazionale sulla loro nazione.

Annie Leibovitz, nota per aver aver realizzato alcuni dei ritratti più iconici degli ultimi 50 anni, dai coniugi Obama alla Regina Elisabetta II, da John Lennon (poche ore prima del suo assassinio) a Mickail Gorbaciov (in auto davanti al muro di Berlino), è volata appositamente a Kiev per scattare queste foto. Oltre ad essere tra le più celebri fotografe di moda, Leibovitz, figlia di un ufficiale USA, ha realizzato anche reportage di guerra, come quello nella base americana nelle Filippine durante la guerra del Vietnam.

Nelle foto scattate per Vogue decide di scegliere come ambientazione l’interno e la scala del palazzo presidenziale e un aeroporto di Kiev. Olona Zelenska è la protagonista anche della copertina, ma alcuni scatti sono realizzati con il marito in un’atmosfera di affetto e complicità. D’altra parte, grande qualità della Leibovitz è proprio quella di saper raccontare una storia per immagini creando una relazione intima con il soggetto e con l’ambiente circostante, sempre curato in ogni minimo dettaglio. Sono «scatti seri, molto umani. Una cosa rara», scrive Oliviero Toscani, in un commento alla Presse.

Nel servizio, la first lady indossa abiti disegnati da alcuni dei più noti stilisti di moda del suo Paese. L’atmosfera raffinata ed elegante delle immagini e la promozione delle marche degli abiti sono stati da subito oggetto di aspri commenti negativi e critiche (anche feroci), sia online che sulle pagine di molti giornali internazionali. Si è parlato di «war branding» e il politologo Ian Bremmer ha definito il tutto «una pessima idea», senza contare la reazione del governo russo che parla di «immagine marcia» per promuovere la coppia presidenziale.

Fa riflettere come nessuno abbia ragionato sul contenuto della lunga e precisa intervista della Donadio, mentre tutti abbiano concentrato la loro attenzione sulle immagini impeccabili e potenti della Leibovitz. Laurent Boebert, membro del Congresso degli Stati Uniti, filo-trumpiana, scrive in un post «Mentre noi mandiamo 60miliardi di dollari in aiuto dell’Ucraina, Zelensky si fa fotografare su Vogue Magazine», ma Yulia Timosha, giovane voce ucraina con 28mila followers su Instagram, in uno dei suoi post afferma che «raggiungere persone così diverse e con interessi così differenti come i lettori di Vogue è una strategia geniale».

La celebre rivista, nota per le sue pagine di moda, ha dedicato negli anni servizi fotografici a Eleanor Roosvelt, Jacqueline Kennedy, Hillary Clinton e Michelle Obama. Oggi è Olona Zelenska la donna del presente, «il volto del coraggio», come cita il titolo dell’articolo. Quando i russi hanno invaso l’Ucraina suo marito era l’obiettivo numero uno, lei ed i suoi figli il numero due. Come dice lei stessa, «Francamente non so come siamo riusciti a gestire tutto questo emotivamente […] mi piace stare nel backstage, mi andava bene», ora «sto cercando di fare del mio meglio». «Vivevamo una vita felice e non avremmo mai pensato che sarebbe successo».

Forse quello che la Zelenska, la Leibovitz e la Donadio (tre donne, sarà un caso?) ci vogliono dire è che bisogna cercare di condurre una vita il più normale possibile, nonostante tutto. Potrebbe accadere anche a noi che improvvisamente la libertà e la pace non fossero più così scontate, cancellate da una guerra che sembrava impossibile, ma che invece è arrivata e non accenna a terminare.

Un assordante silenzio pervade le immagini dell’intervista e la luce è vivida e disperata, proprio come la donna, ritratta con la sua sofferenza. E se decidere di esporsi al mondo sulle pagine di Vogue come si è, ma anche come si desidera restare, sopravvivere, fosse un atto di coraggio e di orgoglio per cercare di mantenere una sorta di umanità mentre si combatte una guerra inumana?

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