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ECCO PERCHÈ

Zanardi Landi: «Perché lascio Aquileia»

La gestione del patrimonio aquileiese soffre di ritardi e di mancanza di coordinamento

Antonio Zanardi Landi

Il 25 settembre, con la Domus di Tito Macro, abbiamo inaugurato il più impegnativo progetto realizzato dalla Fondazione Aquileia dalla sua costituzione ad oggi, mentre si avvia il procedimento amministrativo che porterà all’affidamento alla Fondazione della gestione del Museo Archeologico Nazionale e del Museo Paleocristiano, come già avvenuto (esempio unico in Italia) per la totalità delle aree archeologiche. Penso sia questa l’occasione più adatta per concludere il mio servizio come presidente della Fondazione Aquileia. In cinque anni e mezzo siamo riusciti a rilanciare la conoscenza di Aquileia in Italia e all’estero con l’organizzazione di undici mostre, alcune delle quali hanno lasciato un segno importante sulla stampa nazionale e internazionale.

Credo che l’immagine di Aquileia e della sua straordinaria originalità nell’ambito del mondo romano ne sia uscita rafforzata e resa più comprensibile, così come credo che, nelle attività della Fondazione, sia stata portata al suo giusto valore l’importanza della missione svolta nei secoli dalla grande Chiesa Aquileiese. In particolare la serie delle mostre che abbiamo collocato nel programma dell’«Archeologia Ferita» ha avuto un ottimo successo, sui media e in termini di visitatori, e la mostra all’Ara Pacis per i 2.200 anni dalla fondazione della città ha portato l’immagine di Aquileia, viva e ricca di messaggi simbolici e culturali, non solo a Roma, ma anche in molte capitali europee.

Ora ci troviamo a un punto di svolta delicato e importante e mi rendo conto di non avere il sostegno indispensabile per la prosecuzione della mia missione al servizio dell’eredità culturale e artistica di Aquileia e della Regione. Il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che ho informato per primo della mia decisione e che tengo a ringraziare per l’umana simpatia che non mi ha mai fatto mancare, capirà perfettamente le ragioni della mia decisione di rassegnare le dimissioni e credo le condividerà.

La gestione del grande patrimonio aquileiese, che risultati tanto positivi ha avuto negli ultimi anni, soffre oggi di ritardi importanti nell’impegno di fondi, nazionali ed europei, stanziati ormai più di due anni fa e di una grave mancanza di coordinamento, su cui ho attirato l’attenzione delle competenti istanze sin dall’insediamento della Giunta. Credo di lasciare alcuni progetti interessanti, tanto in campo internazionale che per quel che riguarda una grande mostra sull’Ellenismo nelle sue proiezioni a Oriente, sino all’India e all’Afghanistan, e a Occidente sino ad Aquileia.

Un progetto che mi sta particolarmente a cuore è poi quello che consiste nel portare la narrativa di Aquileia all’interno di alcuni grandi ospedali pediatrici, a iniziare dal Burlo Garofolo di Trieste. Desidero rivolgere da queste pagine un appello al presidente della Regione affinché la Fondazione Aquileia, unica nel suo genere assieme a quella del Museo Egizio di Torino, possa trovare un nuovo slancio che esca dalle logiche di un localismo spinto e da ottiche di potere giocate sul brevissimo termine.

Come ha avuto modo di dire pochi mesi fa il professor Giuliano Volpe, già presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e oggi consigliere del ministro Franceschini, la Fondazione Aquileia ha una valenza nazionale perché può servire da laboratorio per l’elaborazione di idee e soluzioni innovative. E in effetti la Fondazione ha tutte le potenzialità per essere un esempio virtuoso di gestione e di valorizzazione di un patrimonio importantissimo che connota fortemente l’identità della Regione autonoma e delle Regioni vicine.

Tengo qui a ringraziare in modo particolare il signor presidente della Repubblica che ha incoraggiato il nostro lavoro sino a essere con noi all’Ara Pacis per i 2.200 anni di Aquileia e l’onorevole Debora Serracchiani che, da presidente della Regione, mi ha «arruolato» alla causa di Aquileia e i tanti, nel mondo dei musei e della cultura, che in Italia, in Austria, in Russia, nei Balcani, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e nel Nord Africa hanno creduto e sostenuto lo sforzo di far apprezzare il messaggio di Aquileia per quello che è: capacità di dialogo e di fusione di fermenti culturali provenienti da mondi e da esperienze diverse, tanto più da valorizzare oggi, in anni in cui la contrapposizione prevale sulla ricerca di valori condivisi e sulla volontà di convivere e ritrovare comuni radici.

Antonio Zanardi Landi, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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