Wolfgang Laib: il polline è oro, il miele è incenso

In alcuni monumenti fiorentini l'artista tedesco, attraverso la spiritualità, celebra i riti dell’inizio della vita e dell’eternità

Laura Lombardi |  | Firenze

Un incontro denso di significato tra Wolfgang Laib (Metzingen, 1950) e alcuni monumenti fiorentini, simboli dell’Umanesimo, nella mostra «Without time, without place, without body» a cura di Sergio Risaliti (un progetto prodotto dal Museo Novecento, da lui diretto), offre un inedito rispecchiamento tra espressioni di spiritualità di secoli diversi.

In un momento di diffusa e inquieta attenzione per le sorti del nostro pianeta, la ricerca che l’artista tedesco persegue da vari decenni nelle sue opere minimali, create con materiali cui conferisce valore simbolico (polline, cera d’api, latte, riso, miele) appare infatti un modo per compiere una «ridefinizione dell’Umanesimo in una prospettiva non esclusivamente antropocentrica», per citare Risaliti, unendo spiritualità orientale e occidentale e riconoscendo nell’arte la manifestazione visibile dell’invisibile.

Proprio su questa soglia tra
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

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