Volpi e von Bode: l’antiquario e il creatore del museo di Berlino

Il libro scritto da Patrizia Cappellini ripercorre, riportando i carteggi, le vicende e gli scambi non solo commerciali che hanno convolto i due grandi conoscitori a cavallo tra il XIV e XX secolo

Elia Volpi e Wilhelm von Bode
Arabella Cifani |

Tra Otto e Novecento a Firenze giungevano viaggiatori e mercanti da tutta Europa e dall’America: quadri, statue e arredi circolavano vorticosamente e spesso ai capolavori erano frammisti falsi ineffabili che hanno riempito le gallerie di mezzo mondo. Tra i tanti personaggi che hanno attraversato quest’epoca Elia Volpi (1858-1938) e Wilhelm von Bode (1845-1929) occupano un posto distinto.

Il primo, antiquario, legò il suo nome a Palazzo Davanzati di Firenze, sede della sua galleria; il secondo è ideatore del Kaiser-Friederich-Museum di Berlino e a Firenze soggiornava spesso. Volpi in origine era un restauratore e collaboratore del celebre mercante fiorentino Stefano Bardini. Messosi in proprio alla fine dell’Ottocento, si procurò un parterre di clienti che comprendeva direttori di musei come von Bode e collezionisti americani come Isabella Stewart Gardner e Pierpont Morgan.

Dal 1910 a Palazzo Davanzati Volpi diede vita a un museo privato nello stile di un’abitazione rinascimentale fiorentina. Ovviamente inglesi, tedeschi e americani in testa sognarono di avere nelle proprie dimore frammenti di una storia straordinaria che non era la loro, ma che poteva nobilitare chi li possedeva. A partire dal 1916 Volpi organizzò aste di grande successo anche a New York e svuotò e riempì più volte Palazzo Davanzati. Poi tra il 1924 e il 1928 si allargò lo scandalo delle false sculture vendute come originali rinascimentali e che erano invece opera di Alceo Dossena (1878-1937). Volpi ne uscì senza accuse precise, ma l’incantesimo si era rotto.

Ripercorre tutte queste storie documentandole e riportando i carteggi intercorsi fra Volpi e von Bode il libro scritto da Patrizia Cappellini nel quale la fotografia riveste un ruolo fondamentale. L’autrice lo ha ben chiarito soprattutto nello scandaglio del Fondo Fotografico Volpi nella Donazione Vannini Parenti del Kunsthistorisches Institut di Firenze. Sono pubblicate le lettere Volpi/von Bode da cui emergono sottigliezze e furbizie commerciali mescolate ai lamenti sui tempi, sulle difficoltà economiche e sulla complessità del reperimento di tante rarità.

I due si scambiavano opinioni, fotografie, clienti e ci guadagnavano entrambi. Von Bode, grand commis della famiglia imperiale tedesca, bravo storico dell’arte, ma dotato anche di capacità diplomatiche e politiche non comuni, riuscì a creare una collezione importante per il museo di Berlino (anche se non mancarono acquisti di falsi clamorosi). Prima che di Volpi, fu amico e sodale di Bardini (i carteggi fra i due sono stati pubblicati nel 2009) e sarebbe stato amico probabilmente anche del diavolo pur di comprare pezzi importanti per il suo Kaiser. Von Bode non acquista solo per il suo museo ma anche per un cospicuo nucleo di collezionisti tedeschi: un giro d’affari di proporzioni non piccole.

Il denaro a quel tempo circolava facilmente e così, grazie a Volpi, presero la strada degli Stati Uniti quadri straordinari che mai avrebbero dovuto uscire dall’Italia come l’«Annunciazione» di Botticelli (Metropolitan Museum, New York) e il «Ritratto del cardinale Pietro Bembo» di Tiziano (National Gallery, Washington). È vero che questi capolavori all’estero sono sempre stati ottimi ambasciatori dell’Italia, è vero che von Bode comprava regolarmente e alla luce del sole in un’epoca senza leggi precise sulla gestione dei beni culturali, ma i personaggi come Volpi, che smontavano palazzi e chiese fiorentine pezzo per pezzo e che avrebbero svuotato per lucro anche gli Uffizi, non fanno simpatia. Anzi.

Elia Volpi e Wilhelm von Bode. Fotografia e commercio d’arte tra Firenze e Berlino, 1892-1927,
di Patrizia Cappellini,
578 pp., 200 ill. b/n, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2022, € 40

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Arabella Cifani