Vittorio Sereni e la critica d’arte che non c’è

Vittorio Sereni in un'immagine del 1975
Alessandra Ruffino |

Il libro di Gianni Contessi Lo sguardo reticente. Vittorio Sereni critico d’arte, che include i pochi scritti d’arte del poeta luinese, mostra come certi incontri mancati possano servire a far luce su un’intera stagione storica. Selettivo, antisentimentale, non sperimentale, Sereni (1913-1983) giustificava col pretesto dell’incompetenza i suoi sporadici incontri con la critica d’arte. Apparteneva a una generazione presa tra due fuochi: il fuoco fatuo degli orizzonti di gloria propalati dal regime e l’incendio d’una guerra ignominiosa.
Storia e geografia del poeta si svolgono tra Luino, l’Emilia delle amicizie con Attilio Bertolucci e Francesco Arcangeli e la Lunigiana. Tra il lago e il mare (ma un mare da poeti, fluviale e alpino, quello dell’amata Bocca di Magra, lingua di terra che l’industria turistica non è ancora riuscita a sconciare), c’è Milano, la Milano di «Corrente»,
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