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Libri

Vitaliano Borromeo, inventore dell’Isola Bella

In un libro la storia della creazione nel Seicento di un paradiso privato in terra

Una veduta dell'Isola Bella sul Lago Maggiore

Fra le meraviglie d’Italia, l’Isola Bella del Lago Maggiore, che fronteggia Stresa, occupa un posto di grande rilievo. Circa quattrocentomila persone l’anno scorso l’hanno visitata, ma pochi in realtà ne conoscono la storia. L’isola è proprietà da secoli dei principi Borromeo ed è veramente singolare come in uno spazio di 320 metri di lunghezza per 180 di larghezza si siano potute concentrare tanta arte e tanta abbondanza naturalistica.

I suoi giardini, celebrati in tutto il mondo, coniugano sulle loro terrazze la magnificenza di architetture secentesche con il fascino di una flora esotica trapiantata in loco nel corso del tempo dai Borromeo. Le sue collezioni d’arte vantano capolavori di tutte le epoche: Guercino, Nuvolone, Daniele Crespi, Bernardino Luini, molti dei migliori allievi e seguaci di Leonardo, Camillo, Carlo Antonio e Giulio Cesare Procaccini, il Sassoferrato, e poi una quantità di dipinti ancora anonimi italiani, francesi, che il progredire degli studi sta facendo lentamente emergere e identificare.

Alla celebre Isola e al suo ideatore Vitaliano VI Borromeo è stato dedicato un pregevole libro, a cura di Alessandro Morandotti e Mauro Natale, che racconta la storia dell’«Invenzione dell’Isola Bella». Fu Vitaliano, terzogenito di Carlo II Borromeo, nato nel 1620, che prese in mano le sorti della famiglia: il primogenito era infatti un inetto, il secondogenito era stato avviato alla carriera ecclesiastica. Vitaliano, che doveva essere un cadetto defilato, si vide così cadere addosso tutte le responsabilità della famiglia. Con alle spalle buoni studi giuridici compiuti a Roma e un'esemplare carriera militare, Vitaliano sviluppò uno straordinario amore per l’Isola Bella e la sua sistemazione al punto che in famiglia l’Isola fu definita la sua concubina.

L’isola fu effettivamente il suo sommo amore, destinata a essere il suo privato paradiso in terra, ove scrivere e dedicarsi alla letteratura, all’arte e alla filosofia, e ristorarsi dagli affanni della vita quotidiana in un otium raffinato e virtuoso. Fu Vitaliano che dal 1646 si occupò di far sistemare i giardini e gli appartamenti con gli architetti Francesco Castelli, Filippo Cagnola, Carlo Fontana, comprando terreni, case e una chiesa. La primitiva casa divenne uno splendido palazzo a partire dal 1674, con grotte nei giardini, un ninfeo e un teatro (oggi non più presente).

Un luogo da cui era scacciata la malinconia e doveva prevalere la gioia che deriva dalla contemplazione della bellezza. Vitaliano l’amò a tal punto da dichiararla «dama mia», chiedendo ironicamente compassione per un «un’innamorato che seguita i suoi amori». Ordinò anche che il suo cuore fosse seppellito al centro della cappella, sotto una lapide con cuore fiammeggiante, quando morì nel 1690.

Gli studi intrapresi da Alessandro Morandotti, Mauro Natale e un gruppo di giovani studiosi e archivisti in occasione della preparazione di questo libro e di una mostra, hanno ricostruito sulla base di nuove scoperte documentarie la vicenda biografica di Vitaliano VI, ma anche le storie di molti dipinti e opere barocche che nel corso del tempo erano poi stati scartati per via del mutare del gusto.

Valga per tutti il recupero di un pittore casalese del Seicento, Evangelista Martinotti, che si presenta oggi come una nuova e rilevante figura nell’ambito della storia del paesaggio barocco italiano, o il recupero dei quadri rappresentanti l’autoritratto di Pieter Mulier detto il cavalier Tempesta e della sua seconda moglie, la torinese Anna Maria Beltrami per la quale il pittore, secondo Lione Pascoli, avrebbe fatto assassinare la prima consorte.

Il Tempesta, che i Borromeo aiutarono a scampare alla condanna a morte per omicidio, fu un protetto di Vitaliano. La passione predominante di Vitaliano VI per l’Isola Bella ci parla ancor oggi dai suoi splendidi e rutilanti interni in grado di stupire anche disincantati spettatori del XXI secolo. Esiste dunque veramente sulla terra una «Isla bonita», dove perdersi in un sogno di felicità e di bellezza.

Vitaliano VI Borromeo. L’invenzione dell’Isola Bella, a cura di Alessandro Morandotti e Mauro Natale, 192 pp., ill. col., Rizzoli, Milano 2020, € 29,90

Arabella Cifani, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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