Viaggiere con gli esperti | Lawrence, l’amante di Etruria

Ripercorriamo con lo scrittore britannico il viaggio compiuto nel 1927: così ha raccontato le località etrusche di Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Volterra

Il Ponte della Badia di Vulci La Tomba dei Leopardi a Tarquinia Il tumulo della Cuccumella a Vulci La Necropoli della Banditaccia a Cerveteri Il Castello di Vulci, sede del Museo Archeologico Nazionale D.H. Lawrence fotografato durante il suo viaggio del 1927
Giuseppe M. Della Fina |

Un viaggio in Etruria può seguire itinerari diversi: toccare i centri più noti o raggiungere le località meno conosciute, previlegiare i musei o le aree archeologiche, svolgersi nell’ambito della cosiddetta Etruria propria, compresa tradizionalmente tra i fiumi Tevere e Arno, o raggiungere l’Etruria padana, con Bologna (Felsina, in etrusco) che ne era la città principale, o quella campana, che comprendeva Capua e il Salernitano. Si può anche fare una scelta meno scontata e muoversi sulle tracce di uno scrittore: l’Etruria è privilegiata sotto questo aspetto, molti letterati si sono interessati ad essa e vi hanno viaggiato. Propongo di seguire tale opzione e di mettere il libro Etruscan Places di David Herbert Lawrence nello zaino.

Il libro (un vero e proprio classico, tradotto in italiano da più editori negli ultimi anni, tra cui Nuova Immagine, Passigli e Newton Compton) nasce dall’esperienza di un breve viaggio in Etruria che lo scrittore inglese intraprese con un amico americano, Earl Brewster, nella primavera del 1927. Si può essere più precisi: il viaggio durò da mercoledì 6 aprile a lunedì 11 aprile del 1927 e toccò le antiche città etrusche di Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Volterra. Le impressioni di quel viaggio confluirono prima in una serie di articoli per le riviste illustrate «Travel» e «World Today» e poi nel libro assemblato da Martin Secker e pubblicato a Londra nel 1932, due anni dopo la morte dello scrittore.

L’itinerario prese avvio da Roma e nei giorni immediatamente precedenti alla partenza, ma probabilmente proprio il giorno prima, Lawrence e Brewster visitarono il Museo di Villa Giulia già allora importante e oggi il maggiore per quanto concerne le antichità etrusche, con l’Apollo di Veio, rinvenuto nel 1916, e il sarcofago degli Sposi da Cerveteri.

Tra i tumuli di Cerveteri
La prima tappa del loro viaggio fu proprio Cerveteri, raggiunta in treno fermandosi a Palo. Da lì non trovando un mezzo di trasporto, percorsero a piedi gli otto chilometri e mezzo che dividevano la stazione dal paese. Quindi raggiunsero la necropoli della Banditaccia, una delle più suggestive dell’intera Etruria. Una necropoli in grado di interessare un altro scrittore: il romanzo Il Giardino dei Finzi-Contini (1962)di Giorgio Bassani si apre con una gita domenicale a questa area archeologica.

Oggi la visita è agevole, negli anni Venti del Novecento non lo era. Tra le tombe che Lawrence riuscì a visitare, segnala quella delle Iscrizioni (o dei Tarchna) e quella dei Rilievi. Quest’ultima appartenuta alla famiglia Matuna è caratterizzata dalla rappresentazione di numerosi oggetti di uso quotidiano nella vita pubblica e privata del mondo etrusco. Accenna poi ad alcuni tumuli monumentali, che non cita espressamente, ma che lo incuriosiscono. Soltanto su uno di essi si sofferma, ed è il tumulo Regolini-Galassi, nella necropoli del Sorbo, di cui ricorda l’eccezionale corredo funerario confluito nel Museo Gregoriano Etrusco all’interno dei Musei Vaticani e dove oggi può essere ammirato.

Tombe dipinte a Tarquinia
Sappiamo che i due viaggiatori, tornati alla stazione ferroviaria di Palo, dovettero attendere alcune ore per un treno che li portasse a Civitavecchia. Da dove sarebbero ripartiti la mattina successiva («alle otto del mattino») per Tarquinia. Arrivati in città, scelsero di andare a visitare subito il Museo Archeologico Nazionale: erano le 9,30, ma il museo avrebbe aperto alle 10. Il disguido dette loro l’occasione di passeggiare e osservare il paesaggio circostante.

Lawrence scrive: «Camminiamo verso il parapetto e di colpo ci affacciamo su uno dei paesaggi più straordinari che io abbia mai visto, la vergine essenza di questa campagna di verdi colline. Tutto è grano ovunque verde e morbido, che corre su e giù a perdita d’occhio, splendente nel verde primaverile, senza neanche una casa».

La visita al museo fu pienamente soddisfacente: «eccezionalmente bello e interessante per chiunque conosca appena un po’ gli Etruschi [...]. Se solo ci convincessimo e non strappassimo più gli oggetti dai loro contesti d’origine!». Tra i reperti che colpirono Lawrence vi furono soprattutto i sarcofagi e cita espressamente quello detto del Magistrato; ricorda, inoltre, la ricca collezione di vasi attici ed etruschi. Tutti reperti che possiamo osservare ancora oggi. Ad essi si sono aggiunte altre antichità: si pensi ai Cavalli alati provenienti dal tempio dell’Ara della Regina, uno dei capolavori della coroplastica etrusca.

Nel pomeriggio Lawrence, in compagnia di Brewster e di una guida, iniziò la visita delle tombe dipinte. Nel suo resoconto cita quelle (osservate alla luce di una lampada ad acetilene) della Caccia e Pesca, dei Leopardi, del Triclinio, dei Baccanti, del Morto, delle Leonesse, della Pulcella, dei Vasi dipinti, del Vecchio e delle Iscrizioni. La visita riprese la mattina successiva (siamo giunti a venerdì 8 aprile) e le tombe visitate furono quelle dei Tori, Francesca Giustiniani, del Tifone, degli Auguri, del Barone, dell’Orco e degli Scudi.

Tutte lo colpirono, ma si soffermò maggiormente su quella della Caccia e Pesca, che gli apparve un inno alla vita (e l’affermazione non sembri contraddittoria trattandosi della decorazione di una tomba). In essa sembrò trovare una conferma della sua idea sulla civiltà etrusca: vivace, gaia, luminosa, libera da pregiudizi moralistici. Ancora oggi, una visita a Tarquinia deve prevedere tempo da dedicare alla necropoli facilmente raggiungibile dal centro della cittadina dove si trova il museo. La stessa selezione delle tombe proposta da Lawrence continua ad avere una piena validità.

Sul ponte di Vulci
Sabato 9 aprile, di mattina presto, i due amici lasciarono Tarquinia per recarsi a Montalto di Castro e quindi raggiungere l’antica Vulci. Utilizzarono un treno, poi un autobus per il tratto dalla stazione al paese, e quindi un calesse per raggiungere l’area archeologica attorno al ponte della Badia, uno dei luoghi più suggestivi dell’intera Etruria.

Osservarono il castello costruito accanto al ponte in uno stato di abbandono seppure ancora abitato, visitarono alcune tombe, esaminarono il tumulo della Cuccumella, ma non riuscirono ad entrare nella tomba François, celebre per i suoi affreschi (peraltro al tempo già staccati) che raccontano alcune vicende della storia romana viste dalla parte degli Etruschi. Noi oggi siamo decisamente più fortunati: l’intera area è stata trasformata in un parco archeologico e naturalistico, compresa l’area della città antica, il ponte della Badia è stato restaurato e nel Castello trova sede l’interessante Museo Archeologico Nazionale.

Volterra e le urne
L’ultima tappa fu Volterra, domenica 10 aprile: «Era un pomeriggio grigio con folate di vento che venivano da ogni scuro crocevia della stretta e dura cittadina medievale». In quel pomeriggio era previsto un appuntamento politico in occasione dell’arrivo del nuovo podestà. Lawrence descrive l’atmosfera, uomini e donne: «Andavano su e giù spintonandosi, con quel ghigno furtivo e quell’espressione di scherno minaccioso che accompagnano sempre le manifestazioni di piazza [...]. È come se il popolo non avesse ben deciso da che parte stare, e proprio per questo fosse pronto a sterminare chiunque si trovi dalla parte opposta».

Le ore pomeridiane trascorsero nella visita ai monumenti cittadini (il Palazzo dei Priori, la Cattedrale, la Porta all’Arco, la chiesa di San Giusto, la Badia Camaldolese) e a Le Balze. A questi luoghi noi oggi possiamo aggiungere la zona del teatro romano e l’area archeologica dell’acropoli all’interno del centrale Parco Enrico Fumi, come pure la Pinacoteca e Museo Civico. La visita al Museo «Mario Guarnacci» venne riservata alla mattina di lunedì 11 aprile.

In questo caso furono soprattutto le urne in alabastro a colpire Lawrence, con le casse dove sono raffigurati a bassorilievo miti greci recepiti in Etruria, saghe locali, o ancora scene della vita di uomini e donne del tempo: «Sono affascinanti come un grande libro illustrato della vita e non ci si stanca mai di guardarle», osserva Lawrence.

Una sensazione che prima di lui aveva provato George Dennis, l’autore del libro di notevole successo The Cities and Cemeteries of Etruria (Londra 1848; per la prima volta tradotto in italiano nel 2015 grazie a Nuova Immagine di Laura Neri: Città e necropoli d’Etruria, a cura di Elisa Chiatti e Silvia Nerucci, 2 tomi e 1264 pagine) e fra le letture di Lawrence, che annotò: «Non invidio l’uomo che può attraversare questo museo senza esserne commosso». Verso le urne, quindi, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione, senza trascurare altri reperti: penso, in particolare, a uno straordinario bronzetto noto come «Ombra della Sera», la cui denominazione si deve forse a Gabriele D’Annunzio (oggi al Museo Guarnacci).

Da una lettera spedita da Lawrence allo stesso Earl Brewster, datata 14 aprile 1927, siamo informati sul ritorno dello scrittore: «Sono arrivato a casa sano e salvo lunedì sera, abbastanza sconquassato, dopo cinque ore di corriera [...] Mi è piaciuto tanto il nostro viaggio etrusco».

L'autore è Direttore scientifico della Fondazione per il Museo «Claudio Faina» di Orvieto

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