Verso l’infinito e oltre

Il Gropius Bau in un’approfondita ricerca storica ricostruisce 8 mostre fondamentali di Yayoi Kusama

Francesca Petretto |  | Berlino

Mostro sacro dell’arte del secondo Novecento, icona del movimento femminista e della moda dagli anni Sessanta in poi, Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929) ritorna in Germania con la spettacolare antologica «Yayoi Kusama: una retrospettiva» nei 3mila metri quadrati espositivi che il Gropius Bau le mette a disposizione fino al 15 agosto.

La direttrice del museo berlinese Stephanie Rosenthal, curatrice della mostra insieme all’artista stessa, la racconta appassionatamente «visionaria e radicale… Capace di sperimentazioni di grande impatto sociale anche fuori dai confini dell’arte… Soprattutto sul fronte dell’empowerment e dell’autodeterminazione femminile».

Per rendere tangibile il cosmo artistico dell’artista giapponese e narrarne l’evoluzione temporale, stilistica e di linguaggi lungo tutte le sue fasi creative, in passato estremamente apprezzata in Europa e soprattutto in Germania, la rassegna dedica particolare attenzione alla ricostruzione di otto mostre fondamentali nella sua carriera, degli anni 1952-83, caratterizzate dalla sua presenza in duplice veste di artista ospite e curatrice.

Perché forse l’aspetto più singolare della sua attività, in altri tempi eroici, è stato quello del confronto diretto con lo spazio espositivo, del ragionamento sulla presentazione dell’opera e dunque del suo genius loci. Ecco dunque le prime situazioni spaziali immersive e gli esperimenti iniziali di infinity mirror room che introducono il tema dell’infinito, ossessivo per una Kusama che vuole perdercisi col proprio corpo, assoluto protagonista, disperso in illimitate riflessioni.

Il Gropius Bau compie un’approfondita ricerca storica per ridonare all’artista giapponese il meritato posto in un olimpo di nomi di cui ha fatto a lungo parte, curiosamente svanendo nel tempo. Il percorso cronologico è arricchito da materiale di supporto: foto e film che testimoniano la dimensione attiva della sua arte, il suo ruolo di pioniera d’incontri tra discipline, ideatrice di nuove forme di happening e performance.

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