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Olga Scotto di Vettimo
Leggi i suoi articoliDa Alfonso Artiaco, Lawrence Weiner (New York, 1942) presenta fino al 2 aprile nuove installazioni testuali e opere su carta. L’artista concettuale scrive le sue proposizioni abbinando segni grammaticali a simboli matematici, sovvertendo le convenzioni linguistiche e rendendo l’opera autonoma rispetto a tutte le forme espressive diverse dall’arte. Liberando il linguaggio dall’uso descrittivo e narrativo, Weiner fa perdere a esso ogni carattere oggettivo, mentre attribuisce al fruitore la possibilità di un’interpretazione sempre diversa e soggettiva.
L’opera, pertanto, viene colta solo in base alle proprie e individuali capacità di decodifica. Ciò determina la necessità per l’artista di far tradurre spesso i suoi «statement» nella lingua del Paese dove vengono fruiti. L’arte, dunque, è «cosa mentale», avrebbe detto Leonardo riferendosi alla pittura, e, pertanto, non richiede né una produzione materiale da parte dall’artista né un filtro tra l’opera e il fruitore. La sua costruzione è affidata, invece, alla presenza stessa del pubblico che, nell’atto stesso dell’interazione mentale con essa, consentirà all’opera di esprimere il suo meccanismo analitico.
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