Venezia finalmente in pericolo!

Il Comitato del Patrimonio Mondiale valuta di nuovo l’inserimento della città tra i 53 siti a rischio

Jane Da Mosto, direttrice dell’organizzazione non profit  We are Here Venice, protesta contro l’ingresso della MSC Orchestra, la prima nave da crociera entrata a Venezia dall’inizio della pandemia © Foto di Michele Gallucci
Anna Somers Cocks |  | Venezia

Sette anni dopo che Venezia era stata minacciata per la prima volta dall’Unesco di essere inserita nella Lista del Patrimonio mondiale in pericolo, la questione sarà di nuovo discussa nella riunione del Comitato del Patrimonio Mondiale che si terrà a Fuzhou, in Cina, dal 16 al 31 luglio.

La bozza di raccomandazione su Venezia sottoscritta da Centro del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, Icomos e Iccrom, è che «i continui effetti di deterioramento dell’intervento umano, combinati con il cambiamento climatico sul vulnerabile ecosistema lagunare, minacciano di provocare un cambiamento irreversibile. La risoluzione di questi annosi problemi è ostacolata dalla mancanza di visione d’insieme e dalla scarsa efficienza della gestione coordinata integrata a tutti i livelli degli stakeholder. Questi fattori giustificano l’iscrizione della proprietà nella lista del Patrimonio mondiale in pericolo». Non è noto se il ritorno, il 5 giugno, di una grande nave da crociera nel centro di Venezia, nonostante un decreto del Governo italiano che vietava tali navi, abbia influenzato questa raccomandazione. Fortunatamente, il 13 luglio un decreto governativo stabiliva lo stop definitivo alle navi dal primo agosto.

Altri 6 siti rischiano di essere inseriti nella lista del patrimonio in pericolo. Nel caso della valle di Kathmandu in Nepal, l’Unesco afferma che il processo di recupero rimane inadeguato per far fronte alle conseguenze del terremoto del 2015. Alcuni siti specifici sono indicati come particolarmente bisognosi di conservazione, tra cui i palazzi Hanuman Dhoka Durbar e Bhaktapur Durbar, il complesso Changunarayan e il tempio Vishwarupa (Pashupati). Ma, afferma l’Unesco, c’è una tendenza del Governo a concentrarsi sui monumenti a spese delle tradizionali abitazioni urbane e degli antichi insediamenti.

Con il centro di Budapest e le sponde del Danubio, la preoccupazione dell’Unesco è che il tessuto urbano venga danneggiato da costruzioni incongrue e non adeguatamente pianificate e, in particolare, che il Castello di Buda venga ricostruito in un modo contrario ai principi di «autenticità e integrità del monumento, in contrasto con le norme e gli standard internazionali prevalenti di conservazione e ricostruzione», con lo scopo ideologico di rafforzare la sua «identità nazionale» e restituirlo al suo «stato pre comunista».

Il monumento neolitico di Stonehenge in Inghilterra è minacciato da un tunnel sotto il sito con un accesso a doppia carreggiata aperto. Un tunnel più lungo che ridurrebbe o rimuoverebbe sostanzialmente la carreggiata è stato respinto dalle autorità britanniche come troppo costoso, nonostante le raccomandazioni del Centro del Patrimonio Mondiale e della missione consultiva Icomos nel 2018.

La riserva naturale di W-Arly-Pendjari, estesa su Benin, Burkina Faso e Niger, è a rischio di gruppi terroristici armati, bracconaggio, pascolo illegale e ricerca dell’oro; inoltre, afferma l’Unesco, il Burkina Faso mostra una totale mancanza di politiche di gestione per la parte all’interno dei suoi confini. Lo sviluppo turistico incontrollato su entrambi i lati della frontiera sta distruggendo la regione di Ohrid, divisa tra Albania e Macedonia del Nord, che nel 1980, anno in cui è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità, era eccezionale per le città antiche ben conservate di Ohrid e Struga circondate da un paesaggio quasi incontaminato e di eccezionale bellezza.

Le implicazioni del cambiamento climatico globale sono in primo piano nel caso della Grande Barriera Corallina australiana, le cui prospettive, secondo il rapporto dell’Unesco, sono diminuite da «scarse a molto scarse» con il deterioramento dei processi ecologici «più rapido e diffuso rispetto a quanto precedentemente evidente [...] il sito ha sofferto in modo drastico di uno sbiancamento dei coralli di massa nel 2016, 2017 e 2020».

Attualmente ci sono 53 luoghi nella Lista dei siti in pericolo, di cui solo quattro in Occidente: il centro storico di Vienna, Liverpool come modello di città mercantile marittima, i monumenti medievali in Kosovo e il Parco nazionale delle Everglades (Usa). La proposta di aggiungere altri 4 siti in Europa è forse un segno che l’Unesco sta reagendo alle recenti critiche secondo cui sarebbe troppo sottomesso ai suoi Stati membri più influenti, molti dei quali considerano l’iscrizione nella lista un disonore. È risaputo che il Governo italiano è intervenuto nel 2016 per impedire che Venezia fosse aggiunta alla lista di siti in pericolo. Resta ora da vedere se lo farà anche questa volta e se avrà successo o meno.

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