Vangoghiano suo malgrado

A cent'anni dalla morte il Museo della Città di Livorno dedica una mostra a Mario Puccini

Laura Lombardi |  | Livorno

In occasione del centenario, appena trascorso, della morte di Mario Puccini (Livorno 1869 - Firenze 1920), la sua città natale gli dedica una mostra, a cura di Nadia Marchioni (dal 2 luglio al 19 settembre), al Museo della Città di Livorno che è l’occasione per riscoprire una cospicua collezione di dipinti del maestro, ampliando così la conoscenza delle sue opere rispetto alla mostra del 2015 al Palazzo Mediceo di Seravezza.

Il titolo scelto si rifà alla definizione che di lui diede il noto critico Emilio Cecchi nel 1913, «Van Gogh involontario»: il percorso di Puccini è infatti segnato dalla malattia mentale (come si vede nella seconda sezione della mostra con tre notevoli autoritratti) che lo porta a sviluppare una sensibilità cromatica straordinaria e aggiornata sulle ricerche europee coeve.

La sua arte, che agli esordi guarda alle opere mature di Fattori e Lega, e poi si confronta con quella di Bartolena, Benvenuti, Ghiglia, Ulvi Liegi, e poi soprattutto di Micheli e Nomellini, è certo influenzata dalle opere di Van Gogh che può ammirare, insieme a quelle di Cézanne e di Gauguin, alla «Prima Mostra fiorentina dell’Impressionismo» e nella collezione fiorentina di Gustavo Sforni, al quale sarà presentato, nel 1911 da Oscar Ghiglia.

Altri collezionisti come Mario Galli e critici, tra cui, oltre a Cecchi, Mario Tinti, apprezzeranno le opere di Puccini, presentate in mostra seguendo un criterio cronologico e tematico: ritratti, nature morte, vedute del porto di Livorno (col disegno preparatorio per la decorazione del Caffè Bardi, ritrovo di artisti e intellettuali), e, soprattutto i paesaggi, forse la parte più poetica della sua produzione, che ‘sboccia’ proprio a cavallo del nuovo secolo.

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