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Uno scugnizzo tra gli dèi

Nel catalogo Wannenes del 3 dicembre scene mitologiche e un «Ragazzo» di Gemito

«Giuditta con la testa di Oloferne» di Paolo Gerolamo Piola (particolare). © Wannenes

Genova. Finzione, realtà virtuale ante litteram, creature mutanti, violenza: temi che contrassegnarono il Barocco e che spiegano l’attrazione di molti artisti d’oggi per quel periodo, in omaggio al quale il quotatissimo Luc Tuymans si è tramutato pochi mesi fa in curatore per una mostra alla Fondazione Prada.

Di sangue ne scorre in abbondanza nella decapitazione del gigante Oloferne da parte di Giuditta. Un soggetto che non aveva perso la sua attrattiva anche a cavallo tra Sei e Settecento, quando il genovese Paolo Gerolamo Piola ne offre l’interpretazione (10-15mila euro), nel catalogo dell’asta del 3 dicembre che Wannenes dedica ai «Dipinti antichi e del XIX secolo».

Al periodo romano di Sebastiano Ricci, negli anni ’90 del Seicento, è datato «Apollo e Dafne» (5-8mila). Si dice Apollo e Dafne e si pensa a Bernini, e nel dipinto di Ricci è evidente l’influenza del Gaulli, berniniano di formazione e bottega.

Ma altri modelli sono i Carracci, scoperti a Palazzo Farnese, dove l’artista veneto risiedeva in quel periodo. I protagonisti delle sculture di Vincenzo Gemito non appartenevano all’Olimpo: ne è prova il modello in cera di una delle sue opere più note, «Ritratto di ragazzo» (7-9mila).

Questo scugnizzo plasmato in cera rossa con il pensiero ai bronzi pompeiani, preparatorio alla versione in terracotta del Museo e Certosa di San Martino (ora in mostra nell’antologica parigina al Petit Palais), è il pezzo più importante nella sezione ottocentesca della vendita.

Cristina Valota, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


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