UniCredit vende il «patrimonio condiviso»

La collezione d’arte del gruppo bancario è una delle più importanti al mondo. Perché questa decisione? Altre banche decideranno di emularla?

«Wait for Walk - 48th St./5th Ave» (2005) di Florian Böhm (UniCredit Art Collection, HypoVereinsbank). © Florian Böhm
Maria Elena Santagati |  | Milano

È passato quasi sotto silenzio un annuncio invece per molti versi epocale. Il gruppo bancario UniCredit mette sul mercato, totalmente, la sua grande collezione di opere d’arte, la più ampia del mondo a livello corporate. L’operazione è fortemente voluta dall’amministratore delegato, il francese Jean-Pierre Mustier. Generata a fine anni ’90 dalle raccolte formatesi nei secoli dalle banche italiane, dai profondi radicamenti locali, che sono state aggregate intorno al Credito italiano (Rolo Banca, Cariverona, Banca Crt di Torino, Cassamarca, CrTrento e Rovereto, CrTrieste), incrementata da nuclei costruiti scientificamente dalla tedesca Hvb-Hypovereins, dall’austriaca Bank Austria, dalla turca Yapi Kredi, realtà acquisite da UniCredit nella sua svolta internazionale nel 2005, la collezione conta oltre 60mila opere, dai reperti mesopotamici alla più stretta contemporaneità.

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