Una settimana all'insegna di Caravaggio

Molta arte italiana nella Classic Week di Dorotheum, tra il 7 e il 9 giugno

Jakub Schikaneder, «Praga, un battello a vapore sul fiume Moldava di fronte al ponte Palacky», 1910-20
Michela Moro |  | Vienna

Giugno è mese di grandi aste da Dorotheum a Vienna. Tra gli appuntamenti della Classic Week, spiccano le aste di Dipinti antichi (8 e 9 giugno) e Dipinti del XIX secolo (7 giugno), che da sole propongono più di 500 opere, oltre agli incanti di Antiquariato e Gioielli.

Nella vendita di Dipinti antichi occupano una posizione di rilievo i caravaggisti con quadri di artisti legati dal fil rouge dell’influenza di Caravaggio e di quella che esercitarono l'uno sull'altro, come racconta Mark MacDonnell, specialista per Dorotheum del dipartimento di Dipinti antichi. Orazio Gentileschi (1563-1639) conobbe personalmente Caravaggio, e gli artisti più giovani hanno conosciuto la sua opera attraverso di lui.

La figlia di Orazio, Artemisia Gentileschi («Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne» stimato 300-400mila euro) profondamente influenzata da Caravaggio, fu attiva a Roma tra il 1608 e il 1612, poi lasciò la città a causa dello scandalo sugli abusi da parte di Agostino Tassi. Il veneziano Carlo Saraceni (presente in asta con Adam Elsheimer nel dipinto «Il riposo durante la fuga in Egitto», 70-90mila) fu testimone contro Tassi al famoso processo. Giovanni Francesco Guerrieri («Lot e le sue figlie», 150-200mila) si trasferì a Roma nel 1606 e visse in un convento vicino alla bottega di Orazio.

Domenico Fiasella, che arrivò a Roma dalla Liguria un anno dopo, aveva studiato a Genova con il fratello di Orazio, Aurelio Lomi. Seguaci di Caravaggio anche gli stranieri: Artemisia incontrò il francese Simon Vouet («La penitente Maria Maddalena», 100-150mila) dopo il suo ritorno a Roma nel 1620, e i due ebbero una proficua relazione professionale, mentre artista vicino a Vouet era Nicolas Régnier («Ritratto di un nobile come Enea», 120-180mila). Il catalogo include anche Domenico Fiasella («Lo scherno di Cristo», 60-80mila), Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino («Rinaldo e Armida», 400-600mila) e Luca Penni («Il rapimento di Elena di Troia», 300-400mila).

Tra i 175 lotti offerti nell'asta di Dipinti del XIX secolo sono tre i dipinti di maggior rilievo: «Praga, un battello a vapore sul fiume Moldava di fronte al ponte Palacky» (1910-20) del praghese Jakub Schikaneder (180-240mila). Come sottolinea Michal Šimek, direttore di Dorotheum Praga, il dipinto fa parte della serie di Schikaneder più ambita dai collezionisti, ossia le vedute di Praga, la ciliegina di ogni collezione, il pezzo forte di ogni asta.

È proposto a una stima di 220-280mila euro l’olio su tela «Ritorno a casa. Trasporto del paziente (campo polacco)» (1865) firmato da Jozef Brandt, mentre l’olio su tavola di Ferdinand Georg Waldmüller (1793-1865), «Il bambino compassionevole (Il mendicante)», è stimato 150-200mila euro.

Molta Venezia nei tre dipinti di Luigi Querena, valutati tra i 40mila e i 70mila euro, in quelli di Giovanni Grubacs, sulle stesse cifre, nel dipinto «Venezia. Veduta del molo di San Marco con la Riva degli Schiavoni al chiaro di luna» di Ippolito Caffi (6-8mila) e nell'olio di Guglielmo Ciardi, «Barca al tramonto, Venezia», stimato 28-36mila euro. Vincenzo Gemito è presente con un autoritratto in terracotta (1915) stimato 4-8mila euro.

© Riproduzione riservata Artemisia Gentileschi, «Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne» (particolare)
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