Una «Natività» di Luini e due vedute di Vanvitelli

L'appuntamento londinese del 15 dicembre di Christie’s con la pittura antica

Elena Correggia |  | Londra

Un’opulenta natura morta, tela monumentale di una serie di quattro, realizzate dall’olandese Jan Davidsz de Heem fra il 1640 e il 1643, si candida fra i top lot dell’asta serale che Christie’s dedica ai dipinti antichi il 15 dicembre a Londra. Rimasto fin dall’Ottocento nella stessa collezione privata, il dipinto è stimato 4,5-6,7 milioni di euro e ha contribuito a decretare la fama di de Heem quale inventore di un nuovo genere di natura morta, ovvero la «pronkstilleven» o natura morta sontuosa.

Oltre alla ricchezza descrittiva di vivande e stoviglie, colpisce il virtuosismo espresso nella capacità di tradurre forme e consistenze materiche diverse, dalle brillanti superfici lisce degli oggetti metallici alla morbidezza del velluto della tovaglia, dai minimi particolari dell’intaglio degli strumenti musicali alla ruvidezza tattile della buccia dei limoni.

Ai piaceri di musica e cibo evocati dal banchetto è sotteso un messaggio legato al loro carattere effimero e transitorio, proprio di quanto attiene alla vita terrena.

Un’estrema bravura nel riprodurre la luce e la consistenza dei dettagli contraddistingue anche il lavoro di Frans van Mieris, di cui va all’incanto «Il suonatore di tamburo» (900mila-1,3 milioni), olio su rame eseguito nel 1670 che rappresenta l’infanzia in modo inusuale per l’epoca, celebrandola quale età dell’innocenza e cogliendo al contempo tutta la serietà e l’impegno dei due fanciulli nell’atto di suonare.

L’asta comprende poi una tavola della piena maturità di Bernardino Luini, «Natività con la fuga in Egitto sullo sfondo» (3,3-5,6 milioni), in cui è evidente l’influenza di Leonardo, così come del tardo Raffaello nella resa dei volti e nella definizione plastica delle figure. Appartenuta a Sir Archibald Campbell, secondo baronetto di Succoth, la Natività risulta una delle opere meglio conservate di Luini fra quelle destinate alla devozione privata. 

Da segnalare, infine, due vedute di Gaspare Vanvitelli, una di Venezia (700-900mila) e l’altra di Messina (450-700mila), che fanno parte di un gruppo di quattro commissionate dallo studioso francese Michel-Ange de La Chausse nel 1712.

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