Una fiera al bando?

Franco Fanelli |  | Torino

Nel momento in cui questo numero di «Il Giornale dell’Arte» va in stampa, non è chiaro quale sarà il destino di Sarah Cosulich Canarutto, la direttrice di Artissima, oggi la più importante fiera italiana d’arte contemporanea
In carica da tre anni, prolungati, come previsto dal contratto, di un nuovo mandato conclusosi con l’edizione 2015, la direttrice ha consolidato la reputazione internazionale della fiera, ne ha portato a 52mila i visitatori, ha contribuito a rafforzarne il ruolo non solo di evento culturale ma anche di manifestazione commerciale (in questi quattro anni sono cresciute le vendite anche grazie a un efficace programma di inviti ai collezionisti) e, nell’instabilità del sistema fieristico italiano, è riuscita a superare un’infausta congiuntura di mercato, a reggere egregiamente alla concorrenza di una Miart in crescita e a ottenere un risultato eccellente sul versante delle conferme di adesione da parte delle gallerie: quelle che ritornano dopo la prima partecipazione sono oggi il 57%. Di più è difficile chiedere.
Aggiungiamo che nel 2014, con la mostra collaterale del programma «One Torino» affidata alla curatela di Maurizio Cattelan, è persino riuscita a farla chiudere in attivo grazie alla bigliettazione. Il tutto, ovviamente, con una positiva ricaduta economica per l’indotto cittadino.
Non ce l’ha fatta (perché questo non dipende da lei) a raggiungere un altro obiettivo, cioè la riduzione del numero di gallerie e un ulteriore innalzamento delle vendite, cosa che avrebbe rappresentato l’ultima rifinitura a una fiera-gioiello, perché i costi per l’affitto della sede, l’Oval al Lingotto, da soli fagocitano un terzo del budget.
Se, liberandosi dal contratto con la società che gestisce l’Oval, potesse trasferirsi in un nuovo spazio, Artissima probabilmente potrebbe fare a meno dei finanziamenti di Regione e Comune, liberandosi dalla scomoda etichetta di manifestazione commerciale privata pagata con denaro publico. Per questa e per altre ragioni è comprensibile che la Cosulich Canarutto percepisca come non del tutto compiuta la sua opera ed è legittimo che possa aspirare a una conferma.
Eppure la permanenza di questa giovane direttrice, che unisce, cosa tutt’altro che frequente, competenze curatoriali con capacità manageriali, non è scontata. In una situazione di incertezza, tutti i componenti del «governo» della fiera, cioè la Fondazione Torino Musei (presieduta da Patrizia Asproni e proprietaria del marchio Artissima), il Comune di Torino (cui fa capo la stessa Fondazione), la Regione Piemonte, la Fondazione per l’arte moderna e contemporanea Crt, la Compagnia di San Paolo e la Camera di Commercio di Torino, pare concordino circa l’eccellenza del lavoro sin qui svolto dalla direttrice.
La questione, infatti, è di ordine giuridico: un incarico come quello affidato a Sarah Cosulich Canarutto non potrebbe infatti superare, proroghe incluse, i cinque anni, dopodiché dovrebbe essere emanato un bando pubblico. Ma riguardo al corretto o più opportuno modo di procedere, le posizioni non sono concordi. L’Assessorato alla Cultura del Comune propenderebbe per una «fiducia» a tempo non definito, una soluzione che in futuro potrebbe evolversi in una formula più stabile; altri per un nuovo anno di mandato al termine del quale scatterebbe il bando pubblico.
Entrambe le soluzioni, tuttavia, non ovvierebbero a quella precarietà alla quale la Cosulich Canarutto oppone la stabilità di un programma che garantisca alla fiera la credibilità indispensabile per attrarre sponsor, gallerie e collezionisti. Ci sarebbe infine, in seno al «governo» della fiera, una parte che spingerebbe per una nomina tramite bando immediato, pensando che, per quanto imbarazzante, nulla impedirebbe alla direttrice uscente di rimettersi in lizza con un suo progetto e che in questo modo ci si porrebbe al riparo da accuse di scarsa trasparenza. Ma i tempi tecnici di una nomina effettuata con un bando emanato a fine 2015 lascerebbero al neoeletto o alla rieletta pochi mesi per preparare la nuova edizione, perché il termine per le domande di partecipazione è assai prossimo e perché è necessario muoversi in anticipo per ottenere il sostegno degli sponsor.
È vero che la stessa direttrice uscente venne nominata, con un bando, in febbraio, ma allora, nel 2012, si era in piena emergenza dopo che il suo predecessore, Francesco Manacorda, aveva accettato in dicembre il corteggiamento della Tate di Liverpool. Perché dunque rischiare di perdere nell’immediato un’eccellente direttrice, qualora la Cosulich Canarutto non accettasse di sottostare a un bando, e nel prossimo futuro una fetta di credibilità di una fiera che oggi è il fiore all’occhiello di Torino? Di certo non sarebbe priva di incognite la classica via di mezzo del passaggio di consegne, con la direttrice uscente che affianca un successore, una soluzione che funzionerebbe solo nel tutt’altro che probabile caso di una totale sintonia tra i due soggetti in causa. Ma quali potrebbero essere le soluzioni per uscire dall’impasse?
Può darsi che all’orizzonte ci possa essere una personalità dotata della stessa o maggiore competenza e autorevolezza dell’attuale direttrice e che abbia in serbo un progetto capace di migliorare ulteriormente la fiera; oppure che i suoi «governanti» pensino a un’Artissima diversa da quella sin qui costruita dalla sua direttrice, ovvero meno selettiva e forse più ecumenica (il che, però, ne sconfesserebbe l’identità conquistata in 22 edizioni, con prevedibile crollo del suo appeal).
Ma se così non fosse, resterebbe un’ultima soluzione, nello stesso tempo la più coraggiosa e ragionevole, cioè trovare la via per una conferma della Cosulich Canarutto con un mandato abbastanza durevole da consentire il compimento del suo progetto, con una nomina diretta da parte della Fondazione Torino Musei: lo stesso avvenne, in passato, con Andrea Bellini e Manacorda. Proprio Patrizia Asproni ha recentemente indicato in Berlino il modello per la prosecuzione della rinascita culturale di Torino.
Non sappiamo se un giorno Torino raggiungerà quell’obiettivo. Ma di sicuro, al momento, la città vanta quella prestigiosa fiera d’arte contemporanea che la capitale tedesca avrebbe desiderato ma, nonostante i tentativi, non è mai riuscita a organizzare.

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