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Una «body performance» all'Helmut Newton Stiftung

Il consueto, immancabile voyeurismo è attratto da un corpo umano al centro della narrazione

Helmut Newton, «Ballet de Monte Carlo». © Helmut Newton Estate

Berlino. Dal 29 novembre all’Helmut Newton Stiftung Berlin-Museum für Fotografie si tiene la mostra «Body Performance» (fino al 20 maggio) con opere di dodici artisti di fama internazionale tra cui naturalmente il padrone di casa.

Il corpo umano è al centro della narrazione: ritratto da Newton e dagli altri 11 di questa collettiva si rivolge, esibendosi come in una stramba performance di danza oltre il palco, a un pubblico che lo ricambia con il consueto, immancabile voyeurismo.

Qual è la performance del corpo ritratto da Vanessa Beecroft, Yang Fudong, Inez & Vinoodh, Jürgen Klauke, Robert Longo, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Barbara Probst, Viviane Sassen e Bernd Uhlig ed Erwin Wurm?

L’idea della curatela parte da una serie relativamente poco nota di Newton, realizzata nei pieni anni ’80, quando si recò a Montecarlo per fotografare il Balletto di stato monegasco; ma invece che su un palcoscenico classico, chiese a ballerine e ballerini di posare simil danzando per lui in strada o nei locali di servizio del Teatro e del Casinò o a casa, vestiti o nudi a seconda delle circostanze.

Nacque un prodotto ibrido fra istantanee di Performing art, balletto e Street photography che avrebbe ispirato negli anni a venire molte serie di immagini di artisti, ma che a sua volta era influenzato da esperimenti passati di dadaisti e surrealisti.

Nella mostra berlinese sono queste sequenze fotografiche di performing art+street photography a dominare la scena di un balletto che si dipana in fotogrammi, come sul multiplo palcoscenico di dodici registi: su di essi i soggetti, donne e uomini, sembrano scivolare entro realtà parallele come fossero sogni a occhi aperti.

L’esibizione del corpo nella sua nudità e in contesti estranei alla messa in scena teatrale, crea giochi di ruolo e trasgressioni della fisicità: in questo modo vengono alla luce le questioni della percezione di sé e degli altri, dell’identità e dell’emozione.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


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