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Archeologia

Una Basilica sotto la Nuvola

Trovati resti paleocristiani sotto il nuovo centro direzionale Lavazza

L'area archeologica della chiesa paleocristiana di San Secondo all'interno della Nuvola Lavazza a Torino

Torino. Inaugurata e aperta al pubblico in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, l’area archeologica della chiesa paleocristiana di San Secondo scoperta durante gli scavi per la realizzazione del nuovo centro direzionale Nuvola Lavazza sta registrando un'ottima affluenza di visitatori.

Siamo nel quartiere Aurora, non lontano dal Duomo e dall’antica Porta Palatina, lungo la strada verso Vercelli e Milano. Qui in epoca romana doveva esserci una vasta necropoli sviluppatasi nella zona dell’ansa della Dora, all’esterno delle mura di Augusta Taurinorum. Nel 2011 il ritrovamento inatteso di una stele funeraria dalla ricca decorazione richiama l’attenzione sulla zona già nota ai primi del Novecento per il rinvenimento di epigrafi e tombe: la stele era associata ai resti di tre sepolture e probabilmente impiegata come copertura. Nella primavera del 2013 a pochi passi dal luogo della scoperta, apre il cantiere per la realizzazione della Nuvola nell’area dell’ex centrale elettrica di via Bologna. E se durante i primi scavi nulla emerge di rilevante, il 31 luglio affiorano alcune tombe e tre mausolei funerari confermando così la natura cimiteriale del luogo. Inaspettatamente compaiono anche i resti di una basilica funeraria a navata unica e abside semicircolare del IV-V secolo d.C. che aveva inglobato al suo interno i mausolei. In seguito numerose tombe in muratura, a cassetta e a cappuccina, colmeranno gli spazi della basilica. Stefania Ratto della Soprintendenza archeologica di Torino che ha seguito le operazioni di scavo spiega che: «L’area era frequentata nel periodo tra gli ultimi decenni del IV secolo e l’inizio del VI secolo d.C. Si tratta del primo cimitero torinese cristiano dove sono presenti soprattutto donne uomini e bambini dediti a lavori pesanti». Proprio dalla tomba di un bambino di sette anni proviene un’ampolla di vetro, unico elemento di corredo rinvenuto nella sua posizione originaria.

È nato così l’accordo tra Soprintendenza e famiglia Lavazza per tutelare e valorizzare i resti archeologici modificando il progetto originario: quello che avrebbe dovuto essere il parcheggio del nuovo centro direzionale, è diventato così un’area archeologica di 1.600 mq sapientemente illuminata e visibile ai passanti grazie a un’ampia vetrata che si affaccia sulla strada. Gli interventi di restauro iniziati nel 2016 con il consolidamento dei resti e conclusi nel maggio 2017, consentono di leggere le varie fasi del sito. L’area non è da meno ad altri siti per ricchezza di vissuto e tantomeno per l’allestimento scenografico che attraverso un gioco di luci ne consente la comprensione ai non addetti ai lavori grazie anche a ricostruzioni in 3D e pannelli multimediali. Ci si muove al suo interno grazie a passerelle che permettono di vedere da vicino le fondazioni della basilica. «La chiesa, che in origine doveva essere riccamente rivestita di marmi,continua Ratto, ospitava probabilmente le reliquie di san Secondo martire portate a Torino in un luogo vicino alla Dora, prima di essere trasferite nel Duomo e messe in salvo dalle invasioni dei Saraceni». Da qui l’esumazione delle tombe come atto devozionale insieme alle reliquie del santo e il definitivo abbandono dell’area.

Laura Giuliani, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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