Un segno lungo cent’anni

L’Accademia di Belle Arti di Roma omaggia con una retrospettiva Guido Strazza

«Gesto e segno» (1974), di Guido Strazza. Acquaforte, puntasecca e bulino, matrice 276x395 mm, foglio 348x498 mm
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

Dal 28 novembre al 16 gennaio la mostra «Guido Strazza. Il gesto e il segno. Una mostra per i cent’anni», celebra, presso l’Aula Colleoni dell’Accademia di Belle Arti di Roma, il secolo di vita, e gli 80 anni di arte, del pittore e incisore nato il 21 dicembre 1922. Dell’Accademia romana, Strazza è stato anche per lungo tempo docente nonché, tra il 1985 e il 1988, direttore.

La mostra, come il catalogo edito da De Luca, sono a cura di Gianluca Murasecchi, che ha selezionato trenta tra incisioni, dipinti e disegni, a comporre un percorso antologico. A introdurre la mostra, una videointervista (realizzata da Monkeys VideoLab), in cui l’artista dispiega gli assunti fondamentali del suo pensiero sull’arte, che lo hanno reso, nel tempo, teorico tra i più lucidi del mistero dei segni.

Lirico rigore e aerea profondità del suo «segnare» pittorico e grafico, sono indagati invece nel catalogo da saggi e testimonianze, oltre che del curatore, di Franco Fanelli, Giulia Napoleone, Lucia Tongiorgi Tomasi, Roberto Piloni, Alessandro Tosi, Marina Bindella, Cecilia Casorati, e da una intervista con Strazza di Flavia Matitti.

L’esordio espositivo di Strazza è all’insegna dell’Aeropittura futurista, in una mostra curata da Filippo Tommaso Marinetti nel 1942 presso Palazzo Braschi a Roma. Da quel momento, come rievocato da Strazza stesso, la sua indagine sulla natura del segno ha corrisposto a un «volo» nelle profondità (storiche, psicologiche, esistenziali) del gesto artistico.

Acuto studioso dell’arte incisoria di Piranesi, avido lettore dei segni stratificati nel corpo plurimillenario di Roma, interprete delle esigenze estetiche del ’900, Strazza si presenta, anche nell’attuale occasione espositiva, quale testimone delle tensioni e dei significati dell’arte a lui contemporanea.

Come docente presso la Calcografia nazionale, tra gli anni Sessanta e Settanta, ha portato uno sguardo attualizzante nella più grande raccolta di matrici incise del Paese. Come docente di Accademia, è stato maestro e ispiratore di generazioni di artisti, anche mediante i suoi manuali, ancora utilizzati da numerosi docenti in Italia.

Al suo attivo numerose mostre (dalle sale personali in due Biennali di Venezia fino agli omaggi nei grandi musei), e un vastissimo apparato esegetico a opera di alcuni dei maggiori storici dell’arte italiani. Nel 2020, presso Allemandi, è uscito il Catalogo generale della grafica a cura di Giuseppe Appella.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Guglielmo Gigliotti