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Opinioni

Un re vale più di un dio?

Un’aggiudicazione controversa per l’attribuzione, non per la provenienza

La testa del dio Amon venduta da Christie's

Ancora polemica per una vendita di antichità egizie da parte di Christie’s. Il 4 luglio scorso la sede londinese ha battuto una testa in quarzite del dio Amon per 4.746.250 sterline che, secondo gli esperti della casa d’aste, riprodurrebbe le sembianze di Tutankhamon (1333-1323 a.C.). A scatenare le controversie sono state le dichiarazioni delle autorità egiziane secondo le quali il frammento sarebbe stato sottratto dai magazzini del Tempio di Karnak in una data posteriore al 1970.

Christie’s ha ribattuto di essere in grado di dimostrare che la scultura apparteneva al principe Wilhelm von Thurn und Taxis (1919-2004) già a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Owen Jarus, giornalista del sito Live Science, si è dato la pena di intervistare i discendenti del principe i quali hanno dichiarato di non saperne nulla.

Ricerche compiute da Christian Loeben, curatore della raccolta egizia di Hannover, hanno invece condotto ad accertare che il frammento si trovava nelle mani dell’antiquario Heinz Herzer di Monaco di Baviera nel 1986 quando fu esposto nella mostra «Ägyptische und moderne Skulptur». Prima di questa data non c’è traccia ufficiale della testa che, secondo il catalogo d’asta di Christie’s sarebbe passata dalle mani del principe attraverso due case d’asta, a Vienna e Klagenfurt, prima di approdare nel negozio di Herzer.

Il problema maggiore della testa non è però la provenienza, quanto piuttosto l’attribuzione. Secondo Laetitia Delaloye, capo del dipartimento di Arte Antica e Antichità della sede londinese di Christie’s, «questo viso è riconoscibile tra le migliaia di facce reali egizie. Gli occhi a mandorla, gli zigomi alti e il labbro superiore più spesso dell’inferiore sono tutte caratteristiche che indicano che questo è senza ombra di dubbio il famoso “re-fanciullo” dell’antico Egitto, Tutankhamon».

L’entusiastica descrizione non rispecchia però la realtà dei fatti. Il volto di Tutankhamon non è così immediatamente riconoscibile. È sufficiente comparare la celeberrima maschera con statue che le iscrizioni attribuiscono con certezza al giovane sovrano per rendersene conto.

La testa in quarzite venduta da Christie’s manca soprattutto di quelle reminiscenze dell’arte amarniana (1350-1333) che risultano ancora evidenti nel corso del regno di Tutankhamon. La scultura è da attribuire sicuramente al periodo tra la fine del XIV e il XIII secolo, ma è impossibile ascriverla a un sovrano preciso (Ay, Horemheb, Ramesse I, Sety I e Ramesse II).

Di questa difficoltà avevano già tenuto conto Dietrich Wildung e Sylvia Schoske, tra i massimi esperti di storia dell’arte egizia, nel redigere la scheda per il catalogo della mostra «Dio e dei nell’antico Egitto» (Berlino e Monaco, 1992-93). Anche loro avevano proposto una datazione generica alla fine della XVIII dinastia, evitando però di assegnarla a un sovrano specifico. Senza l’attribuzione a Tutankhamon il frammento di testa non si sarebbe però mai neanche lontanamente avvicinato alla cifra di aggiudicazione.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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