Un quasi dio tra gli dèi

Il culto imperiale del «princeps» romano in mostra a Nîmes

Una testa di Marmo raffigurante Augusto nel 27 a.C.
Luana De Micco |

È nel 31 a.C., dopo aver sconfitto Marco Antonio nella battaglia di Azio, che Ottaviano, nato Gaio Ottavio a Roma nel 63 a.C., figlio adottivo del «divino» Giulio Cesare, prese il potere su Roma. Fondò il Principato e divenne, pur senza abolire le istituzioni repubblicane, il «princeps», il principe, unica vera guida, politica, militare e morale, di Roma.

Nel 27 a.C. ricevette dal Senato il titolo di Augusto e sviluppò un vero culto di sé, delle sue azioni e delle sue virtù. È di questo culto imperiale, iniziato da Ottaviano, che si occupa la mostra «L’imperatore romano. Un mortale tra gli dèi» del Musée de la Romanité, presentata fino al 19 settembre.

Prima mostra interamente concepita dal giovane museo (aperto nel giugno 2018), su idea della conservatrice Dominique Darde, che espone 149 opere, tra cui steli funerarie, altari votivi, monete e busti, in arrivo dal Louvre di Parigi (che ha prestato tra l’altro una splendida testa di marmo, a grandezza naturale, raffigurante Augusto nel 27 a.C.), da altri musei francesi e dalla Galleria Estense di Modena e dal Museo archeologico di Aquileia.

Della collezione del museo sono i sei blocchi del fregio dell’Augusteum, l’altare dedicato ad Augusto del Santuario della Fontana a Nîmes, restaurati per l’occasione.

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