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Gallerie

Un piano B per l’Italian System

Stefano Raimondi direttore di ArtVerona nel momento più difficile

Stefano Raimondi. Foto Paolo Biava

#Italian System è l’hashtag per la nuova edizione di ArtVerona di cui Stefano Raimondi, dopo il triennio affidato alla direzione di Adriana Polveroni, è il nuovo direttore artistico. Solitamente posizionata all’inizio di ottobre, la manifestazione è slittata a dicembre, dall’11 al 13, una scelta motivata sia dall’emergenza sanitaria sia dal calendario fieristico internazionale che però viene continuamente rimaneggiato in questa situazione.

Raimondi, già curatore alla GAMeC di Bergamo e dal 2010 direttore del network culturale The Blank Contemporary Art con cui organizza annualmente il Festival d’Arte Contemporanea ArtDate, spiega: «In continuità con le precedenti edizioni, mi preme promuovere l’identità che ArtVerona è riuscita già a esprimere in modo deciso: l’italianità è stata il caposaldo dello scorso triennio e intendo proseguire su questa strada. L’obiettivo è mettere in evidenza le potenzialità del nostro sistema dell’arte, più strutturato di quanto crediamo: abbiamo tutti gli attori al posto giusto, artisti, collezionisti, fondazioni, privati, residenze. Si tratta di mettere a regime e far comunicare le diverse componenti, indirizzandole in maniera univoca: voglio rendere ArtVerona uno dei luoghi dove questo può accadere».

In che modo?

Più sosteniamo questo sistema, maggiore sarà il vantaggio per tutti. La fiera mette in connessione più livelli: per sua definizione ha come scopo principale il mercato, ma tutto quello che si traduce in mercato è frutto di componenti più ampie, che vanno dalla conoscenza al processo di crescita degli artisti, anche attraverso i bandi per le residenze a cui quest’anno è dedicato uno spazio, curato da Giulia Floris, ospitato tra le realtà non profit che tradizionalmente ArtVerona ha sempre accolto. Sarà una fiera molto pratica, per favorire l’incontro tra domanda e offerta e coltivare una relazione esclusiva tra collezionista e gallerista.

Il suo esordio alla direzione di una fiera cade in una fase difficile
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La situazione Covid ci ha costretto a preparare dei piani alternativi da mettere in campo a seconda degli scenari che si svilupperanno. Veronafiere, uno dei poli fieristici più importanti in Italia, ha fatto investimenti importanti per garantire qualità e sicurezza alla visita. ArtVerona può contare su un allestimento e su spazi molto ampi per la circolazione delle persone, senza la necessità di contingentare gli ingressi. Alcune cose sono venute meno, ma reagiamo con flessibilità e rapidità ai continui cambiamenti.

Come rispondono le gallerie?

La situazione è inedita, ma c’è un riscontro positivo e molta voglia di ripartire in sicurezza. Nonostante il contesto sia complesso, in tutto questo tempo la comunicazione alle gallerie, anche attraverso un continuo confronto con l’Associazione Nazionale Gallerie d’arte moderna e contemporanea, è sempre stata molto chiara. Questo ha portato, oltre che alla conferma della base «storica» di gallerie di ArtVerona, a nuove importanti adesioni. Ma sembra chiaro a tutti, con le ultime fiere cancellate, che se si riuscisse a fare, la prossima edizione di ArtVerona potrebbe essere qualcosa di più di una fiera, una «chiamata all’arte», un momento unico in cui tutti sosteniamo e difendiamo qualcosa che è fondamentale per la nostra società.

Qual è il piano B nel caso la situazione sanitaria precipitasse?

Nel caso ci dovesse essere una oggettiva impossibilità di realizzare la manifestazione in presenza, abbiamo ideato, dopo aver ascoltato i suggerimenti e le osservazioni dei galleristi e collezionisti e le loro perplessità nei confronti delle fiere virtuali, un triplice programma digitale, inteso come strumento di comunicazione e promozione delle gallerie. Un primo appuntamento è previsto già il 27 novembre per un inedito Black Friday dell’arte moderna e contemporanea. Collegandosi all’evento di promozione commerciale più famoso al mondo, l’intento è comunicare la manifestazione e incuriosire un pubblico più ampio e diversificato dei soli addetti ai lavori, limitando l’arco temporale della proposta per rendere più «urgente» la visita. Ogni galleria aderente proporrà per 24 ore una sola opera, non necessariamente tra quelle che saranno presentate in fiera, al costo più basso possibile e non più ripetibile. In questo modo anche un pubblico non specializzato avrà la possibilità di accostarsi con fiducia alla galleria e di fare esperienza nel mercato dell’arte. Inoltre, oltre a successivi appuntamenti, alcuni premi e sezioni saranno trasformati per esistere in modo ottimale sulla piattaforma.

Dove inizia e dove finisce l’«Italian System»?

Comprende non solo artisti italiani, ma tutto ciò che ha a che fare con l’italianità, le gallerie e i curatori italiani che lavorano all’estero e gli stranieri che lavorano con l’Italia, in una visione organica di sostegno e di sviluppo di tutto il sistema. Un’idea che già ArtVerona seguiva, ma che conto di sviluppare ulteriormente.

Tra gli elementi di novità anche la squadra che sta realizzando la nuova edizione…

Accanto a Sara Benedetti, veterana della manifestazione, si sono affiancate nuove figure come Giacinto Di Pietrantonio che curerà la sezione Introduction, dove le gallerie storiche ne presentano altre di recente fondazione, Edoardo Monti per il programma di accoglienza dedicato ai collezionisti, Ginevra Bria ed Elena Forin.

Camilla Bertoni, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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