Un periodo cruciale per l’Accademia di San Luca

Nuovi ruoli degli artisti e formulazione di statuti per l'ente romano nella seconda metà del Seicento

L'Accademia di San Luca a Roma
Alessandro Agresti |

Il volume di Stefania Ventra, tramite una poderosa mole di documenti d’archivio, ripercorre la storia dell’Accademia di San Luca nella seconda metà del Seicento: un periodo cruciale sia per il nuovo ruolo degli artisti sia per la formulazione di statuti che incisero in modo determinante sulla formazione degli allievi.

Quindi l’istituzione romana diviene un osservatorio parziale e privilegiato nel contempo dal quale emergono non poche novità. Quella, più eclatante, è la conferma del ruolo marginale di Giovanni Pietro Bellori e del suo pittore, Carlo Maratti, che per decenni parteciparono sporadicamente alle riunioni in Accademia: il celebre discorso del 1664 venne letto a porte chiuse ed ebbe una diffusione ben più circoscritta di quanto comunemente ritenuto.

Pier Francesco Mola ebbe un importante ruolo nella riforma della didattica, che non ci saremmo aspettati da un pittore ritenuto dissidente e ben poco incline all’ufficialità (spia che non sempre in binomio arte-vita procede lungo una linea retta). Al contrario, Pietro da Cortona, al pari di Gian Lorenzo Bernini, ebbero scarsa affezione per le sorti dell’Accademia (al contrario dei fidi allievi Gaulli e Baldi che non casualmente quasi ne fecero le veci).

Dopo una partentesi filofrancese, col tentativo fallito di procacciarsi commissioni e finanziamenti da parte di Luigi XIV, con l’elezione nel 1674 a segretario a vita di Giuseppe Ghezzi inizia la riscossa delle arti capitoline, che vogliono ribadire il loro primato alla luce della eccellenza e, soprattutto, della varietà dei linguaggi artistici che rendono Roma un laboratorio unico per la formulazione di una nuova idea della modernità: quindi non sfida al barocco ma continuità con quelle istanze, con Gian Lorenzo Bernini che assurge ad artista simbolo di quegli anni.

Carlo Maratti e, soprattutto, Bellori sono ben lungi dall’avere avuto quel ruolo di leaders indiscussi che credevamo avessero ricoperto. Con l’elezione al soglio Pontifico di Clemente XI inizia un ulteriore, nuovo corso nel segno della aequa potestas e dell’armoniosa unione delle arti sorelle, con l’Accademia centro indiscusso della formazione e dell’istruzione dei giovani artisti che accorrono da tutta Europa per accedervi.

Ma, oltre a questa Storia, altre narrazioni minori e non di meno interessanti si avvicendano e si intrecciano in questo volume di ricerca, che mi pare apporti un contributo tutt’altro che secondario alla nostra conoscenza del Barocco romano. 

L’Accademia di San Luca nella Roma del secondo Seicento. Artisti, opere, strategie culturali
di Stefania Ventra, 372 pp., ill. col., Olschki, Firenze 2019, € 55

© Riproduzione riservata Un ritratto di Carlo Maratta «Ritratto di Giovan Pietro Bellori» di Carlo Maratta
Altri articoli di Alessandro Agresti
Altri articoli in LIBRI