Un museo privato all’aperto in California

Su 80 ettari di vigneti i produttori Mei e Allan Warburg hanno collocato 50 opere monumentali puntando su «etichette» eccellenti, da Kiefer alla Bourgeois, da Ai Weiwei a El Anatsui

«Sanna» (2015) di Jaume Plensa. Foto Robert Berg. Cortesia di The Donum Estate e dell’artista
Flavia Foradini |  | Sonoma

Donum è un’azienda vinicola biodinamica in California, costruita e condotta con criteri ecologici, ma dal 2011 i proprietari Mei e Allan Warburg hanno cominciato a collezionare opere di arte contemporanea da disseminare negli 80 ettari dei loro vigneti nella valle di Sonoma, un territorio celebre per la viticoltura a un’ora di auto a nord di San Francisco. Iniziata nel 2011, in soli dieci anni la collezione è cresciuta a 50 opere monumentali, entrando così nella rosa delle maggiori al mondo fra quelle private di arte contemporanea all’aperto.

Le opere acquisite sono di artisti di primo piano, da Anselm Kiefer ad Ai Weiwei, da Ghada Amer a Doug Aitken, da Lynda Benglis a Louise Bourgeois, a Ugo Rondinone, Keith Haring e Subodh Gupta: «Ci piace incontrare e far incontrare persone che condividono la stessa passione per la natura, il vino, la cultura e la sostenibilità, e abbiamo scelto una modalità molto diversa dalla visita di un museo», spiega il 55enne danese Allan Warburg, cofondatore negli anni Novanta di una florida attività commerciale in Cina e testimone della fioritura artistica di quel Paese in quegli anni.

«Ora è tutto molto diverso anche là: a quel tempo potevi semplicemente andare negli atelier per vedere le ultime opere e conversare con gli artisti, oggi devi prendere un appuntamento e avere delle credenziali per essere ammesso». Quella dell’arte, continua Warburg, è una passione: «Non la considero come un affare, sono un collezionista, non ho mai venduto nulla e la nostra è una collezione molto personale, tanto che non abbiamo un curatore».

Dopo l’installazione, l’estate scorsa, di «Reaching Out» di Thomas J. Price e di «Nuns + monks» di Ugo Rondinone, l’ultima arrivata nella raccolta è l’opera monumentale «Rehearsal» di El Anatsui, realizzata nel 2015 con tappi in alluminio di bottiglie di liquori e filo di rame: «Consideriamo El Anatsui uno dei più emozionanti artisti visivi del nostro tempo ed era da molti anni che eravamo in cerca di una sua opera adatta alla nostra raccolta. Ne abbiamo viste molte in giro per il mondo e quest’estate siamo stati felici di aver trovato “Rehearsal”, che con grande piacere facciamo dialogare con la nostra scultura “Crouching Spider” di Louise Bourgeois».

Un’idea, questa, di cui il 78enne Anatsui si è detto positivamente sorpreso. L’artista ghanese, la cui produzione affronta temi che intersecano aspetti storici, politici e sociali, fa uso di materiali riciclati per creare sculture di grande impatto visivo. I suoi lavori con tappi metallici di bottiglia tenuti insieme con filo di rame, dagli anni Novanta gli hanno guadagnato l’attenzione del mondo dell’arte internazionale e sono diventati iconici, trovando collocazioni prestigiose nei maggiori musei, ma hanno anche contribuito ad aprire la strada a numerosi artisti africani verso una notorietà al di fuori del continente. El Anatsui era presente fra l’altro alla Biennale di Venezia nel 1990, nel 2006 e nel 2007 ed è stato insignito nel 2015 del Leone d’oro alla carriera.

Donum sta crescendo anche dal punto di vista architettonico. Oltre al cubo bianco che già ospita la grande scultura di Louise Bourgeois incentrata sul tema del ragno, ricorrente nella sua produzione, in primavera verrà inaugurato un nuovo padiglione progettato da Studio Other Spaces, fondato nel 2014 a Berlino da Olafur Eliasson e dall’architetto Sebastian Behmann. Immerso nella tenuta, l’edificio verrà posto sulle sommità di una collina in posizione centrale e servirà sia come luogo di ristoro sia come punto panoramico sulla tenuta e le sue opere d’arte: «Olafur ha visitato più volte la tenuta per realizzare il progetto, che pensiamo si inserirà perfettamente in un’esperienza olistica tra natura, vino, design, arte e architettura», spiega Warburg.

Il nuovo padiglione ha comportato un riordino delle sculture nel podere, mentre la pandemia ha spinto la coppia a ripensare anche gli interni, disponendovi dipinti e installazioni: «Abbiamo voluto inserire voci nuove in ogni spazio, cercando così anche di sostenere la comunità degli artisti».

© Riproduzione riservata «Rehearsal» (2015)  di El Anatsui. Foto Robert Berg. Cortesia di The Donum Estate e dell’artista «Circle of Animals Zodiac Heads» (2011)  di Ai Weiwei. Foto Robert Berg. Cortesia di The Donum Estate e dell’artista «Artificial Rock No. 126» (2007-13) di Zhan Wang. Foto Robert Berg. Cortesia di The Donum Estate e dell’artista
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