Un giardino di parole, un Arsenale di opere

«Vienna» (2012) di Ricardo Brey. Courtesy the Artist; Galerie Nathalie Obadia, Paris/Brussels. Photo Isabel Brey, Ghent
Ben Luke |

A marzo, presentando i suoi progetti per la 56ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, il curatore nigeriano Okwui Enwezor (1963) ha esordito citando l’interpretazione data da Walter Benjamin a un dipinto di Paul Klee, «Angelus Novus» del 1920. Il filosofo tedesco, che scriveva nel 1940 mentre cercava di sfuggire alla Gestapo, individuava nell’immagine di Klee l’angelo della storia, intento a contemplare il passato come «una sola catastrofe che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi», e tuttavia spinta nel futuro dalla «tempesta che chiamiamo progresso». Oggi, Enwezor dichiara di vedere «un paesaggio globale ancora una volta frantumato e nel caos», e di conseguenza «All The World’s Futures», la mostra centrale allestita ai Giardini di Castello e all’Arsenale, fa di questa Biennale di Venezia la più orientata verso la politica da molti anni a questa
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© Riproduzione riservata «St. Laurence Catholic Church, Chicago» (2014) di Theaster Gates con Black Monks of Mississippi «Justice» (1992) di Marlene Dumas. Courtesy Zeno X Gallery, Antwerp. Photo Felix Tirry Emily Kame Kngwarreye dipinge «Earth’s Creation» (1994). Courtesy Dacou Gallery «The New World Climax» (2000-14) di Barthélémy Toguo. Courtesy Stevenson, Cape Town and Johannesburg. Photo Mario Todeschini Okwui Enwezor, direttore  del settore Arti Visive - la Biennale di Venezia e curatore  della 56ma Esposizione Internazionale d’Arte «All The World’s Futures», con Paolo Baratta, presidente della Biennale  di Venezia
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