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Un'epoca tragicamente virale | Qui Berlino

50 miliardi di euro e una gara per chi è più smart

Monika Grütters terza da destra all’inaugurazione del cantiere del Neues Bauhaus Museum di Berlino) Credito foto: Foto di Catrin Schmitt, 2019

Berlino. In Germania tutte le istituzioni culturali rimarranno chiuse (almeno) fino al 19 aprile. Su accorata richiesta del ministro federale alla Cultura Monika Grütters il governo ha stanziato l’incredibile cifra di 50 miliardi di euro per piccole imprese e lavoratori autonomi sotto forma di sovvenzioni/prestiti, per ora ottenibili per 6 mesi.

Per garantire un’assicurazione contro la disoccupazione e la liquidità necessaria a pagare gli affitti di case e atelier, si prevedono altri 10 miliardi di euro di sostegno «affinché tutti possano rimanere nelle proprie case». «Conosciamo le difficoltà, conosciamo la disperazione, ha dichiarato la Grütters. Il settore culturale in particolare è caratterizzato da un’alta percentuale di lavoratori freelance che ora hanno seri problemi di sostentamento. Ma il governo è consapevole dell’importanza dell’industria creativa, sa bene che non è un lusso decorativo per momenti più favorevoli».

Il governo è quindi corso ai ripari prima che avvenga il collasso, a poco più di due settimane dall’inizio della crisi in Germania. Il pacchetto di aiuti prevede anche prestiti per aiutare le aziende a colmare le strozzature finanziarie e interesserà oltre alle singole persone, ai piccoli collettivi di creativi e alle organizzazioni legate all’arte anche il mondo dei media, giornali inclusi.

Per quanto concerne le istituzioni museali che già dal weekend del 14 marzo hanno disdetto le mostre e altri attesissimi eventi, il panico e lo shock iniziale del lockdown sono stati metabolizzati nel giro di poche ore: con entusiasmo trasversale, dai colossi di Berlino, Monaco o Dresda alle realtà minori, è iniziata la gara a chi è più smart, a chi riesce a catturare online il maggior numero di utenti di ogni età.

È un po’ un banco di prova per chi già da tempo si era lanciato con successo nel mondo dei social network e chi puntava invece su un’offerta più tradizionale e si trova ora costretto ad adeguarsi ai nuovi linguaggi della rete. L’offerta è già amplissima su piattaforme come Google Arts & Culture, i canali YouTube e Spotify, i social come Facebook, Twitter e soprattutto Instagram.

Chi sceglierà l’hashtag più giusto? Se il virus ci costringe alla lentezza, c’è chi pensa e realizza alla velocità della luce un’offerta sempre più ampia per gli amanti di arte e cultura, da poter fruire da casa. Alcuni musei hanno già iniziato a pubblicare offerte di lavoro per figure capaci di coniugare all’indispensabile conoscenza dei linguaggi IT (Information Technology) una solida preparazione umanistica.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 407, aprile 2020



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