Un corpus di terrecotte e la «Carità romana» di Guercino

Gli appuntamenti genovesi da Cambi del 10 e 11 dicembre

Elena Correggia |  | GENOVA

Al Castello Mackenzie di Genova il 10 dicembre è in programma l'asta di Cambi dei Dipinti antichi, fra cui un notevole olio su tela del Guercino, «Carità romana», proposto con stima a richiesta. La composizione si caratterizza per la precisione del disegno, i contrasti di luce e le accurate ombreggiature, che nelle pieghe e nei panneggi accentuano il dinamismo delle vesti. L’influsso caravaggesco si manifesta infine nei bruschi passaggi chiaroscurali di «Giuditta e la fantesca con la testa di Oloferne», opera di un pittore anonimo eseguita intorno al 1630 (40-50mila).

Sempre da Cambi, l’asta di sculture, arredi e oggetti d’arte, in programma l'11 dicembre, ruota attorno a un significativo corpus di sculture e bozzetti in terracotta che esprimono pienamente la spirito del Barocco italiano in ambito plastico. Il gruppo di opere, che ha una valutazione collettiva di 150-200mila euro, proviene da una collezione privata e brilla per la ricchezza di interessanti esemplari che testimoniano l’eccellenza raggiunta già in una fase primigenia del lavoro dell’artista.

Un’idea evidente nella vivida testa di leone eseguita nella bottega di Gianlorenzo Bernini fra il 1654 e il 1657, già esposta nella mostra «Barocco a Roma. La meraviglia delle arti» nel 2015, così come nell’ampio e documentato numero di bozzetti realizzati dal genovese Anton Maria Maragliano, che seppe dare una personale interpretazione del Barocco romano, rinnovando il genere dei gruppi d’altare e della statuaria per macchine processionali.

Qui si segnala in particolare il «San Francesco che riceve le stimmate», eseguito nel 1708 su commissione della Confraternita di San Francesco come modello preparatorio per un’imponente macchina processionale. Maragliano riesce a coniugare la teatralità dell’insieme, perseguita anche attraverso pose avvitate e torsioni, alla delicata espressività nella resa dei volti. Queste opere si confrontano in asta con il rilievo di matrice algardiana raffigurante «Il riposo durante la fuga in Egitto», databile agli anni 1635-40 e con le figure modellate dai bolognesi Giuseppe Maria Mazza e Filippo Scudellari.

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