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Restauro

Un capolavoro di Karl Friedrich Schinkel

La Friedrichswerdersche Kirche riapre quest’anno come spazio della Alte Nationalgalerie

La volta della Friedrichswerdersche Kirche di Karl Friedrich Schinkel. © Foto Paul Arnold

Berlino. Dopo sette anni di chiusura per restauro, quest’anno riaprirà al pubblico il gioiello neogotico di Karl Friedrich Schinkel: il presidente della Stiftung Preußischer Kulturbesitz Hermann Parzinger ha annunciato la stipula di un contratto quinquennale con la Chiesa Evangelica di Berlino-Brandeburgo per l’utilizzo della Friedrichswerdersche Kirche come spazio espositivo dell’Alte Nationalgalerie; al termine di questo periodo potrà tornare alla sua funzione cultuale. La chiesa (1824-30) dell’architetto più famoso di Berlino è stata costruita tra il 1824 e il 1830 in contemporanea a un altro edificio di Schinkel, l’Altes Museum.

Se però il museo è in forme neoclassiche, la Friedrichswerdersche è neogotica su preciso diktat del principe Friedrich Wilhelm che la voleva «più tedesca». La conversione stilistica imposta al primo progetto spinse Schinkel a costruire una basilica a navata unica che si rivelò nel tempo la carta vincente di un’architettura più volte negli anni messa in pericolo. La «purificazione attraverso l’antico» richiesta dal committente e messa in opera con l’accorgimento delle larghe lesene, si rivelò infatti utile ad assorbire gli urti del terreno.

Quest’ultimo grande restauro, che segue quelli del 1948, del 1979-86 (per i 750 anni di Berlino) e del 1997-2000 (per diventare museo di scultura del XIX secolo), si è reso necessario a causa delle conseguenze di una scellerata politica edificatoria in voga a Berlino dal 1989 in poi. A ridosso del lato ovest della chiesa in quegli anni è infatti sorto un edificio multipiano: se i lavori di scavo per il getto delle sue fondazioni hanno causato allarmanti scosse che costoloni e lesene della chiesa sono stati in grado di contrastare perché progettati per combattere la nota, scarsa consistenza del terreno sulla Sprea, non si è potuto più di tanto rimediare al problema dell’eccessiva vicinanza del moderno edificio e della conseguente ombra che getta sulle vetrate disegnate da Schinkel per catturare la luce e proiettarla all’interno con giochi di colore.

L’attuale intervento sulla chiesa ha messo in sicurezza le parti portanti e chiuso spaventose crepe e fessurazioni rafforzando un sistema staticamente già di per sé ineccepibile; la mancanza di luce sarà invece bypassata con un’illuminazione artificiale atta a mettere doverosamente in risalto le sculture dell’Alte Nationalgalerie. All’esterno, sopra il portale a medaglioni in ghisa appena ripulito è tornato l’arcangelo Michele.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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