Un anno difficile per la fotografia, ma...

Nell'emergenza generale qualche buona notizia e persino investimenti

Paolo Ventura, «Behind the Walls», 2011
Chiara Coronelli |

Davanti al disastro di un’emergenza che allunga le ombre su un futuro su cui è faticoso ricominciare a scommettere, sembra difficile anche una ricognizione nel mondo della fotografia dall’inizio del 2020 a oggi. Eppure nella crisi generale vanno riconosciute alcune buone notizie, tra progetti andati a segno e altri di cui si sono gettate le basi.

La prima è la ripresa del piano di valorizzazione «MiBACT per la fotografia: nuove strategie e nuovi sguardi sul territorio», nato nel 2017 per volontà di Dario Franceschini, allora come oggi ministro della Cultura. Dopo l’avvicendarsi dei governi, lo scorso ottobre la Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT rilanciava il piano con il concorso «S_F 2020 Strategia Fotografia», con 1,3 milioni di euro destinati alla fotografia per acquisizioni, committenze, conservazione e promozione.

Un secondo successo è l’acquisizione da parte di Regione Toscana della Fondazione Alinari per la Fotografia (FAF), che ha scongiurato la dispersione di un patrimonio di 5 milioni tra immagini e oggetti. Il nuovo organismo (con un fondo complessivo di 650mila euro per il 2021-22) ha l’incarico di conservare, gestire, rendere fruibile e valorizzare tale patrimonio, sotto la guida del presidente Giorgio Van Straten e della neodirettrice Claudia Baroncini, nell’attesa di allocare l’archivio negli spazi in ristrutturazione di Villa Fabbricotti e di trovare una sede per l’attività espositiva.

Un ulteriore tassello è l’approvazione del progetto della quarta sede museale delle Gallerie d’Italia, che Intesa Sanpaolo dedicherà alla fotografia in Palazzo Turinetti a Torino, dopo la ristrutturazione di Michele De Lucchi. Anche Milano segna un paio di punti: l’accordo per un programma di mostre condivise per i prossimi otto anni tra Triennale di Milano e Fondation Cartier di Parigi; e l’annuncio di Franceschini della creazione di un Museo Nazionale della Fotografia (dai contorni ancora assai nebulosi) nella Triennale, la cui attività dovrebbe svilupparsi in collaborazione con il MuFoCo di Cinisello Balsamo.

Diverso il bilancio dell’attività espositiva, su cui hanno pesato le restrizioni sanitarie, anche se la continuità delle proposte è stata sostenuta dalla volontà di tenere comunque in vita i progetti nonostante chiusure obbligate, posticipazioni e impossibilità di programmare. Parallelamente al moltiplicarsi delle attività online, confermano la qualità dell’offerta alcuni centri nevralgici come il MAST di Bologna (con la collettiva «Uniform. Into the work / Out of the work»); la torinese Camera (con la Collezione Bertero e la monografica di Paolo Ventura); la Fondazione Modena Arti Visive (con Kenro Izu, Mario Cresci, Willie Doherty); il MaXXI (con i ritratti di Giovanni Gastel, da poco scomparso); e i Tre Oci (con Ferdinando Scianna, Jacques Henri Lartigue), pur in bilico tra la vendita della sede della Giudecca e l’ipotesi di un nuovo spazio in Laguna.

E poi ancora le «Nuove produzioni 2020 per la collezione Roma» a cura di Francesco Zizola, la rilettura della staged photography di «True Fictions» a Palazzo Magnani di Reggio Emilia e le personali di Ren Hang e Jacopo Benassi al Centro Pecci a Prato. In grande sofferenza fiere e festival, anche se questo non ha scoraggiato il Sistema Festival Fotografia (rete che connette le 5 maggiori kermesse italiane, Fotografia Europea, Cortona On The Move, SI Fest, Festival della Fotografia Etica e Photolux Festival) che lo scorso 12 aprile ha lanciato la open call «RESET. Sistema Festival Fotografia racconta la società contemporanea», nell’ambito del bando Strategia Fotografia 2020.

L’iniziativa è rivolta a fotografi, ricercatori e curatori invitati a presentare un lavoro fotografico o un testo sul tema della rigenerazione umana e urbana. Molte le manifestazioni annullate o ridimensionate e trasmesse online, sia in Italia che altrove. A rimarcare il disastro rimane il vuoto dei Rencontres de la Photographie di Arles, mancati per la prima volta in 51 anni.

Restando all’estero, non sfuggono le cifre a sei zeri investite per la fotografia in ambito istituzionale, come la nuova sede dell’International Center of Photography nel Lower East Side di Manhattan (costata 60 milioni di dollari); il KBr Barcelona Photo Center inaugurato dalla Fundación MAPFRE; e la costruzione a Düsseldorf di un edificio per accogliere il Deutsches Fotoinstitut (con 41,5 milioni di euro stanziati dal Governo tedesco). A fare da contraltare il declassamento stabilito per decreto dal Ministero della Cultura francese, che ha chiuso la Delegazione per la fotografia istituita nel 2018, integrandola in quella più ampia per le arti visive.

Consola l’arrivo di Clément Chéroux a capo del Dipartimento di Fotografia del MoMA, nel febbraio 2020. Un cambio della guardia che promette sviluppi interessanti, anche a giudicare da una recentissima intervista: «Abbiamo preso l’impegno di concentrarci sulle questioni della diversità. Sarà il cuore del nostro programma, la mia generazione è molto più interessata alla gamma e all’ampia portata della fotografia, piuttosto che alla sua unicità. Non c’è una sola fotografia, ma diverse fotografie in diversi contesti e forme». Da tenere d’occhio.

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