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Tutto era iniziato con l’archeologo pioniere

Una mostra su Paolo Orsi introduce alla più grande collezione della Magna Grecia

Il Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria. © Sailko - CC BY 3.0

Reggio Calabria. Il 3 luglio al MArRC (Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria) s’inaugura la mostra «Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia»,a cura di Carmelo Malacrino e Maria Musumeci. Paolo Orsi (Rovereto, 1859-1935) è stato uno dei fondatori dell’archeologia moderna. Per più di 40 anni fu un instancabile ricercatore sul campo, spinto da un’inesauribile curiosità scientifica che lo portò a esplorare impervie necropoli, sondare antichi abitati, recuperare materiali dalle mani di privati o speculatori.

Tra l’Otto e il Novecento portò alla luce le principali civiltà preistoriche e protostoriche siciliane e le più importanti città della Magna Grecia, dando origine all’archeologia della Magna Grecia e della Sicilia. La sua esperienza di ricerca costituisce ancora oggi la base di nuovi studi. Metodologicamente innovative furono la sua attività di documentazione e la pubblicazione dei risultati di scavo. Ogni ritrovamento era accuratamente annotato su taccuini, con indicazione del contesto e documentazione fotografica e grafica del fidato disegnatore Rosario Carta.

I risultati delle scoperte furono resi noti al pubblico attraverso i periodici Notizie degli Scavi di antichità e Monumenti antichi, editi dalla Regia Accademia dei Lincei. Grazie a quelle ricerche nacquero due delle collezioni archeologiche più importanti d’Italia, confluite in altrettanti musei: il Museo Archeologico Regionale «Paolo Orsi» di Siracusa e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Articolata in cinque sezioni tematiche, la mostra ricostruisce l’esperienza culturale e umana di questo pioniere, eccezionale per il profilo scientifico, l’estensione delle aree coinvolte e la mole dei reperti rinvenuti. È una ricostruzione organica dell’attività svolta in Italia meridionale che, grazie allapartnership del Museo Archeologico Regionale di Siracusa, riunisce numerosi e rari reperti accanto a materiali d’archivio. Ubicato in un edificio realizzato nel 1932-41 su un progetto di Marcello Piacentini ispirato alle grande esposizioni europee, il MArRC custodisce una delle più ragguardevoli collezioni di reperti magnogreci. Museo statale ad autonomia speciale, riaperto nel 2016 dopo un lungo restauro, è diretto da Carmelo Malacrino.

La collezione è articolata su quattro piani espositivi e ripercorre le vicende dei popoli che hanno abitato la Calabria dal Paleolitico all’Età bizantina. Al centro del museo vi è una grande piazza interna (moderna agorà) dedicata a Paolo Orsi. Formato inizialmente da un nucleo di materiale ceduto dal Museo Civico cittadino, sorto nel XIX secolo, il MArRC ha inglobato nel tempo molti reperti di varie campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza archeologica della Calabria. Gli ospiti d’onore sono i Bronzi di Riace, i due guerrieri venuti dal mare ai quali è dedicata una sala al piano terra. Ma è solo la prima delle sorprese che attendono i visitatori.

Sala dopo sala si incontrano, tra l’altro, reperti dell’antica Locri, con numerose pinakes (tavolette votive in terracotta decorate con altorilievi), e l’imponente gruppo dei Dioscuri che scendono da cavallo nella Battaglia della Sagra. E poi, ancora, la lastra «Griso-Laboccetta», databile intorno al VI secolo a.C., e la «Testa del Filosofo», ovvero ciò che rimane di una scultura bronzea ritrovata a Porticello, vicino Reggio, databile alla seconda metà del V secolo a.C., verosimilmente di provenienza magnogreca. Infine, la sezione dedicata ai ritrovamenti di archeologia subacquea con la coppia dei Bronzi e i tesori del relitto di Porticello, tra le più consistenti d’Europa.

Mariella Rossi, da Il Giornale dell'Arte numero , agosto 2019


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