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Aste

Tutte pazze per Hermès

La moda per il mondo delle aste è una miniera d’oro

L’asta di borse Hermès che da Finarte nel 2019 ha totalizzato oltre 1 milione di euro. Foto di Mattia Borgioli

Sarebbe rimasto di stucco Jean Louis, costumista francese naturalizzato americano (1907-97), sapendo che il suo vestito indossato da Marilyn Monroe al famoso compleanno di John Fitzgerald Kennedy nel 1962 avrebbe raggiunto l’astronomica cifra di 4,5 milioni di euro all’asta di Julien’s Auctions a Los Angeles nel 2016. Potere dell’icona e dell’abito. Non tutti i lotti vintage sono così iconici ma le aste di «moda» sono una realtà molto vivace con una clientela competentissima e appassionata che non necessariamente frequenta le aste di altro genere, benché le dinamiche della scelta siano le stesse: qualità, brand, provenienza e condizioni. Un mondo più di altri popolato di collezioniste donne, che oggi acquistano per passione e per utilizzare personalmente gli acquisti.

Quasi tutte le case d’asta, italiane e internazionali, hanno dipartimenti Fashion e Vintage, mentre altre come l’anglosassone Kerry Taylor Auctions è specializzata in exceptional fashion, sia vintage sia contemporanea, costumi antichi, tessuti europei, asiatici e islamici. Le prime aste con abiti delle star, spesso di beneficenza, si sono svolte tra America e Inghilterra, ma da quei tempi molto è cambiato. In Italia la prima casa d’aste a proporre aste dedicate alla moda è stata Maison Bibelot nel 1997.

«Un tempo queste aste erano sconosciute dal grande pubblico, racconta la direttrice Elisabetta Mignoni. Gli acquirenti erano pochi commercianti, stilisti che acquistavano per ricerca, studiavano i materiali e le tipologie di lavorazione, e i musei del costume che compravano abiti d’epoca». Diverse anche le provenienze: «Erano signore altoborghesi elegantissime: Anna Rontani possedeva in Versilia una villa con sei stanze dedicate al guardaroba e quando partiva per la crociera annuale arrivavano i camion a caricare i suoi bauli. La nostra vendita, decisa dagli eredi, fu un successo internazionale, così come quella degli abiti di Sandra Milo».

Oggi il mercato è molto più eterogeneo: sono signore che poi indossano i capi, giovani appassionati di moda, mercanti che trattano il vintage, trend ormai assodato, rivenditori come Yoox che a Maison Bibelot fece grandi acquisti. «I capi sartoriali di alta moda sono più complicati da trattare e difficili da indossare. Noi li trattiamo solo se veramente eccezionali, continua la Mignoni. Il pubblico preferisce elementi meno personali come gli accessori, dalle borsette agli occhiali da sole ai foulard carré».

L’ultima asta a tempo di Vintage conferma che il trend è di attualità: il 70% di 97 lotti è stato venduto e ha realizzato 10.515 euro; top lot è stata la borsa a mano in pelle saffiano avorio di Prada per 400 euro. «Spesso gli acquisti dei musei d’impresa finiscono negli archivi per essere riletti e riproposti in chiave contemporanea, conclude dice Elisabetta Mignoni. Forse è successo anche per il nostro migliore top lot, la borsa a mano in coccodrillo verde di Gucci modello Bamboo, manico e chiusura in bambù naturale, aggiudicata a 2.150 euro».

Le collezioniste non si fermano: Cecilia Matteucci Lavarini, nonostante abbia donato parte della collezione alla Galleria del Costume di Firenze, possiede più di 3mila capi, dal ’700 cinese ai vestiti di Maria Callas fino agli ultimi Dior e Chanel. Mai banale, indossa mescolando epoche e stili, e ormai i suoi competitor sugli acquisti sono i musei. Anna dello Russo, direttore creativo di «Vogue Japan», fashion icon e influencer da quasi 2 milioni di follower, vive accanto a un appartamento che contiene il suo guardaroba. Nel 2018, con un’asta molto divertente organizzata da Christie’s ha venduto per beneficenza capi di Balenciaga, Gucci, Celine, Alaïa, Alan Journo, Prada e Louis Vuitton spesso indossati una sola volta.

Gli accessori sono certamente più facili da riporre e mantenere, e permettono il possesso di griffe celeberrime attuali e del passato, da Alexander McQueen a Roberta di Camerino passando per John Galliano e Pucci oltre ai sopracitati Gucci, Prada e Vuitton, tra gli altri.

Non è detto però che al minor ingombro corrisponda sempre un minor valore: le borse di Hermès sono un vero e proprio blue chip delle aste, protagoniste di vendite dedicate e molto combattute. Regnano su tutti due modelli, simili tra loro: la Kelly, disegnata da Emile-Maurice Hermès per sua moglie nel 1935, diventata celebre vent’anni più tardi quando Grace Kelly la usò per nascondere un’incipiente gravidanza ai paparazzi, e la Birkin, progettata casualmente nel 1983 durante un viaggio in aereo dall’allora direttore creativo Jean-Louis Dumas e dall’attrice Jane Birkin che desiderava qualcosa di «boho» per trasportare i suoi copioni. Nel tempo sono diventate entrambe oggetti globali del desiderio.

Qualche esempio con i risultati di giugno 2020: Christie’s Hong Kong con l’asta online (20 maggio-3 giugno) «Handbags Online: The Power of Colour» ha totalizzato circa 1,6 milioni di euro, la più alta vendita di borsette mai realizzata in Asia. Top lot, due Birkin e una Kelly, vendute rispettivamente per 54.157, 42.755 e 39.905 euro. Sempre Christie’s con «Handbags Online: The London Edition» (9-25 giugno) ha totalizzato 1,5 milioni di euro, vendendo il 100% dei lotti. Tre top lot di Hermès con al primo posto una rara Hermès Matte White Himalaya Niloticus Crocodile Birkin 30 del 2016, battuta a 139.750 euro. L’asta online di Sotheby’s New York «Handbags & Accessories» ha totalizzato 1.181.750 dollari, e proponeva 109 lotti con 75 borse di Hermès vendute tra i 4mila e i 65mila dollari.

Artcurial a Parigi con «Hermés Vintage» ha realizzato un totale di 241.670 euro, ben oltre la stima iniziale. Digitando oggi Hermès sull’americano Heritage Auctions si ottengono 77 risultati tra Kelly e Birkin, in offerta tra i 3mila e i 34mila dollari.

Tanto blue chip sono queste borsette che BagHunter, sito specializzato in borse di lusso, ha pubblicato una ricerca in cui dimostra che «la crescita costante del valore delle borse Birkin è un fattore che contribuisce al loro prezzo elevato. Il suo prezzo è aumentato in media del 14,2% l’anno, superando le performance degli investimenti tradizionali come l’S&P 500 e i mercati dell’oro, molto più variabili. L’aumento di valore medio supera di gran lunga l’inflazione e rappresenta un significativo aumento medio annuo del costo di acquisto di una Birkin. In secondo luogo, la crescita media dei prezzi è osservata severamente sul mercato secondario perché le persone sono disposte a pagare un premio in modo da poter mettere le mani su una borsa altrimenti introvabile. In terzo luogo, gli investitori hanno iniziato a rivolgersi alle borse Birkin con la consapevolezza di prezzi sempre crescenti che rappresentano un investimento buono e sicuro». Le performance migliori della miglior borsetta del mondo sono le seguenti: da Christie’s Hong Kong, nel 2017, una Birkin Himalaya in coccodrillo bianco, arricchita da 240 diamanti, è stata aggiudicata a 320mila euro; nel 2015, una Birkin in coccodrillo fucsia ha totalizzato 195mila euro; nel 2011, da Christie’s New York, la Birkin con diamanti appartenuta a Elizabeth Taylor è stata venduta a 193mila euro.

Chi compra alle aste di moda, al momento quasi esclusivamente online, è abituato ai rilanci in rete, forte delle esperienze di acquisto sui vari siti di Luxury Vintage, primi tra tutti The RealReal, Vestiaire Collective, Rebelle. Non si è necessariamente alla ricerca del top lot, ma più spesso della chicca che magari si annida nei gran numeri.

Drouot a Parigi ha recentemente proposto un’asta Chanel Vintage da più di 600 lotti, un intero pomeriggio all’incanto, con pezzi di valori anche bassi ma molto interessanti per i collezionisti. Bonhams, a Londra, a gennaio ha inaugurato il dipartimento Designer Handbag and Fashion che offre aste di alta gamma per collezionisti e fashionisti; l’asta si svolgerà il 16 luglio.

Secondo GlobalData, il mercato dell’usato per tutti i beni di lusso dovrebbe raggiungere i 51 miliardi di dollari entro il 2023, oltre il doppio dei 24 miliardi di dollari nel 2018, guidato da vari fattori tra cui l’aumento della coscienza sociale e le preoccupazioni ambientali dei consumatori e la scarsità di pezzi ambiti, come la borsa Birkin Hermès, che comanda le lunghe liste d’attesa quando è nuovo di zecca.

Ha ripercorso la storia della moda italiana e internazionale l’asta Fashion & Luxury che Bertolami Fine Art ha tenuto il 5 giugno totalizzando 68.046 euro con pezzi storici tra antiche sartorie come Battilocchi, Simonetta e le Sorelle Fontana, l’alta moda di Balenciaga, gli stilisti storici del prêt-à-porter come Walter Albini e la contemporaneità della belga Ann Demeulemeester. Non mancava nemmeno Gucci con un curioso set di pinne e maschera da snorkeling in gomma e plastica nera, stampa monogramma, aggiudicato a 812 euro, e Hermès con il set di acqua per la notte, bottiglia e bicchiere in vetro monogrammato e custodia originale, venduto a 550 euro.

Ilaria De Santis, responsabile del dipartimento, osserva che «oggi conta il brand e marchi come Gucci ed Hermès sono moderne leggende che trovano sempre un compratore. Il taglio delle nostre aste va in un’altra direzione: piccole quantità di luxury e molta moda storica. I lotti che selezioniamo sono frutto di una ricerca volta a restituire la corposa complessità della moda, soprattutto quella del ’900, come fenomeno culturale, economico e di costume».

A Finarte Hermès ha portato bene: nel 2019 la prima asta dell’anno dedicata a una prestigiosa collezione privata di borse del marchio francese aveva realizzato il 100% di venduto e oltre 1 milione di euro di aggiudicato. Un’acquirente anonima racconta di quanto abbia dovuto lottare per conquistare la Kelly arancio che non ha ancora sfoggiato, pur avendola pagata circa 11mila euro... Quest’anno il «Fashion Vintage» di Finarte a Roma ha incassato 171.608 euro per 278 lotti con l’85% di venduto sul valore e il 77% di venduto sui lotti. Anche qui non si esime dal top lot classico: Kelly Retourne Hermés in pelle togo bianca con dettagli in palladio a 3.584 euro. Amore per la moda o investimenti sicuri?

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 40, luglio 2020



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