Trentamila metri quadrati riqualificati, 47 sezioni riallestite: ecco la Nuova Pilotta

Il completamento del progetto nel complesso monumentale, presentato a Parma il 10 novembre, si è concluso con un intervento sul Museo Archeologico, uno dei più antichi d’Italia

Una sala del Museo Archeologico Nazionale nel Complesso della Pilotta a Parma. Foto © Giovanni Hanninen
Giuseppe M. Della Fina |  | Parma

Nuova Pilotta, qualche numero: negli ultimi sei anni sono stati riqualificati complessivamente 30mila metri quadrati e sono state riallestite 47 sezioni. Sono stati restaurati 550 reperti archeologici, 62 opere e 122 cornici; si è intervenuti inoltre per la conservazione di 185 tra manoscritti e volumi e 30 nuove acquisizioni hanno arricchito le raccolte.

Va ricordato che la Pilotta si articola su diversi luoghi della cultura presenti all’interno di un unico complesso e gestiti in maniera unitaria: la Galleria Nazionale, il Museo Archeologico Nazionale, la Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese e il Museo Bodoniano. Ciò costituisce un valore aggiunto, che nella nuova progettazione è stato tenuto presente.

In proposito il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, intervenuto, insieme al sottosegretario Lucia Borgonzoni, alla presentazione il 10 novembre del completamento dei lavori ha osservato: «La Nuova Pilotta si rivela oggi al pubblico in tutto il suo splendore. Un monumento straordinario e unico nel suo genere in Italia è così restituito al suo significato originale di museo a tutto tondo, in cui ogni espressione creativa viene rappresentata».

Il direttore, Simone Verde, in merito ha osservato che, durante il lavoro di questi anni, tale aspetto è stato ritenuto centrale nel progetto dato che la Pilotta costituisce «una delle rarissime sopravvivenze degli esperimenti che, a cavallo del XVI e XVII secolo, hanno portato alla nascita dei musei come istituzioni caratteristiche della storia moderna».

Qui, per inciso, vorrei rammentare una lontana occasione di riqualificazione che aveva interessato l’istituzione: la ricorda Stendhal in Rome, Naples et Florence (Paris 1826): «Il Correggio è senza rivali […] sono andato a rivedere, nel nuovo museo costituito da Maria Luigia, il San Girolamo e gli altri capolavori già a Parigi». Maria Luigia era la sovrana del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla: figlia di Francesco I, imperatore d’Austria, era andata sposa a diciotto anni a Napoleone Bonaparte, dal loro matrimonio era nato un figlio: Napoleone Francesco Carlo. Dopo il Congresso di Vienna, nel 1816, aveva raggiunto il Ducato che le era stato affidato. Da lei, ancora imperatrice dei Francesi, il futuro scrittore si era recato in alta uniforme prima di partire per la campagna di Russia nel 1812. La notizia è in La Parma di Stendhal di Luigi Foscolo Benedetto.

Il completamento del progetto della Nuova Pilotta si è concluso con un intervento profondo sul Museo Archeologico teso a legarlo con la sua storia. Una storia lunga essendo stato istituito nel 1760, uno dei primi in Italia, come Ducale Museo d’Antichità, sulla spinta delle fortunate campagne di scavo condotte nella città romana di Veleia e, in seguito, in altre località dell’area.
Una sala del Museo Archeologico Nazionale nel Complesso della Pilotta a Parma. Foto © Giovanni Hanninen
Il percorso espositivo segue una scansione cronologica e tematica in un percorso che dal Paleolitico conduce al Tardo Antico: tra i reperti più antichi si possono menzionare schegge e raschiatoi in pietra; oggetti dai corredi delle sepolture riferibili alla Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata; una straordinaria statuina in argilla, alta circa 20 centimetri, rinvenuta a Vicofertile e raffigurante una divinità femminile. Una sala intera è dedicata alla civiltà delle Terramare, fiorente nella pianura padana centrale tra il 1650 e il 1150 a.C.: eccezionali sono gli oggetti in legno conservati e provenienti dalla terramare di Castione Marchesi.

Seguono quindi le fasi legate alla civiltà etrusca, all’arrivo dei Celti e alla successiva romanizzazione ben testimoniata dai reperti provenienti da Veleia. Tra questi ultimi vanno ricordati, almeno, dodici statue in marmo che raffigurano personaggi maschili e femminili della famiglia imperiale giulio-claudia e la «Tabula Alimentaria», una grande iscrizione in bronzo conservatasi sino a noi.

Spazio viene dato quindi ai ritrovamenti dalle necropoli (dal I secolo a.C. al II secolo d.C.) e a quelli dall’area urbana. Il percorso si conclude con l’esposizione di alcuni corredi funerari di età longobarda.

Da visitare la Sala Ceramiche dove sono esposti vasi greci, etruschi e italici e sculture romane delle collezioni Farnese e Gonzaga.

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