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Tre Oci in vendita? Polemiche «tendenziose»

Ipotesi valutata nell’ambito di un «piano di valutazione immobiliare» della Fondazione di Venezia, ente proprietario. Smentite e distinguo da Fondazione, Comune e Civita

La facciata della Casa dei Tre Oci a Venezia

È polemica per l’ipotesi, comparsa sulle cronache locali sabato 9 maggio, della vendita della Casa dei Tre Oci (polo espositivo dedicato alla fotografia sull’isola della Giudecca) per risanare, nell’ambito di un più ampio piano di valutazione del patrimonio immobiliare della Fondazione di Venezia, parte del disavanzo da 6,9 milioni di euro di M9, il museo digitale voluto e finanziato dall’ente con 110 milioni e inaugurato nel 2018 nel cuore di Mestre.

La proposta sarebbe stata presentata venerdì 8 maggio nel corso di un consiglio generale in video conferenza da Tommaso Santini (ex Ad di Vega, già direttore immobiliare di Gruppo Condotte e ora nuovo consulente della Fondazione): accanto a nuove ipotesi gestionali per la parte retail del complesso museale (da sempre in sofferenza) e per lo spazio espositivo al terzo piano, anche la vendita della stessa sede della Fondazione in laguna e dei Tre Oci con possibile destinazione residenziale per un valore oscillante dai 6 ai 9,5 milioni.

Il polo espositivo sull’isola della Giudecca da 90mila visitatori all’anno, venduto nel 2000 dagli eredi alla Fondazione, è oggi legato da un contratto di gestione alla partecipata Civita Tre Venezie ed è un punto di riferimento per la vita culturale della città. Inevitabili quindi le reazioni per l’inattesa diffusione a mezzo stampa di «simulazioni a uso interno». Emanuela Bassetti, presidente di Civita nonché membro del Consiglio generale della Fondazione di Venezia, con quest’ultima espressione ha subito ridimensionato i fatti e smentito qualsiasi concreta volontà di cessione; il sindaco Luigi Brugnaro sui social ha lanciato il suo «I Tre Oci non si Toccano» mentre il presidente della Fondazione Giampietro Brunello, dapprima sulle pagine de «La Nuova Venezia» non ha negato una possibile vendita per poi smentirsi e bollare, tramite comunicato stampa, la discussione come «pretestuosa e dannosa».

Bassetti, da noi raggiunta telefonicamente, chiarisce e rassicura: «In Consiglio generale sono state presentate tre relazioni: una del direttore marketing di M9 sulle iniziative per il rilancio del museo, una del direttore Marco Biscione e una sulla situazione generale del patrimonio immobiliare, centrata molto su M9 e includente anche i Tre Oci. In Consiglio non è uscita una proposta di vendita bensì il parere di un consulente, ossia di Santini, che ha riferito solo il quadro di tutte le ipotesi immaginabili. Poi spetterà al Consiglio generale e al Consiglio di amministrazione dare le indicazioni in base a quanto delineato dagli advisor. Ma ribadisco che il Consiglio generale non ha espresso una parola in merito anche perché la Fondazione si trova in un momento molto delicato: il presidente è in scadenza e nessuna decisione può essere presa oggi. C’è stata fuor di dubbio una fuga di notizie tendenziosa che ha drammatizzato la situazione e puntato sul diffondere la decisione di vendere tutto. Ciò non è assolutamente vero. Sui Tre Oci non c’è l’alba di una possibile vendita. Si tratta di un progetto importantissimo con ottimi riscontri». Si esclude dunque che con la nuova governance si riproporrà l’ipotesi di vendere i Tre Oci? «Lo escludo categoricamente», dichiara la Bassetti con fermezza.

Veronica Rodenigo, edizione online, 14 maggio 2020



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