Tre artisti storici per l’anniversario di 10 A.M. ART

In occasione dei suoi dieci anni di attività la galleria milanese inaugura una mostra con eccelenti autori e si regala un nuovo logo

Veduta dell’allestimento della mostra «10×10 Ballocco / Grignani / Veronesi. Dieci anni della galleria 10 A.M. ART». Foto Mattia Mognetti
Francesca Interlenghi |  | Milano

La galleria 10 A.M. ART di Milano, nella sua sede di corso San Gottardo 5, celebra dieci anni di attività dedicando una mostra a tre importanti artisti storicizzati e della stessa generazione, accomunati dall’aver gravitato su Milano e dall’esser stati sperimentatori, precursori nei rispettivi campi di indagine e fautori di un legame fra la pittura e il design: Mario Ballocco (1913-2008), Franco Grignani (1908-1999) e Luigi Veronesi (1908-1998).

Il progetto espositivo (visibile dal 30 novembre al 23 febbraio 2024) istituisce un dialogo di mutua reciprocità tra i lavori più significativi di questi autori che hanno sempre rifiutato, ognuno a modo suo, la rappresentazione figurativa. A partire da Ballocco, figura cruciale nel panorama culturale del Novecento, le cui opere esposte danno conto dell’evoluzione della sua ricerca: dalla Cromatologia, che introdusse come materia di studio all’Accademia di Brera, alla costruzione gestaltica della forma fino agli studi d’avanguardia condotti sul tema della percezione visiva.

Si prosegue con Grignani, architetto e artista poliedrico che si interessò fin da giovane alla grafica pubblicitaria (fu lui a realizzare il marchio Pura Lana Vergine) e alla fotografia, inserendosi nell’ambiente del Secondo Futurismo ed evolvendo successivamente verso l’Astrattismo geometrico e il Costruttivismo, di cui sono esposte alcune tele e gli sviluppi del segno su cartone Schoeller.

Infine di Veronesi, noto per il suo approccio interdisciplinare con il quale esplorò  la relazione tra arte, musica, teatro e cinema, sono presenti dei bozzetti su stoffa degli anni Trenta, una combinazione di lavori che si estendono cronologicamente fino agli anni Settanta e l’iconica tela «Costruzione GIN 1» (1984), esposta alla Biennale di Venezia nel 1986.

La mostra prosegue al piano inferiore con una selezione di opere su carta di Ballocco, una sezione dedicata alle sperimentazioni fotografiche di Grignani, che catturava con la sua Reflex l’immagine disegnata e distorta attraverso vetri o specchi, e quelle di Veronesi che, pur senza l’utilizzo della macchina, riusciva a cogliere l’anima degli oggetti, impressa su carta fotosensibile, dopo che li aveva messi a contatto con la luce diretta per un certo periodo di tempo. Abbiamo parlato dell’iniziativa con i fondatori della galleria Bianca Maria Menichini Christian Akrivos.
Veduta dell’allestimento della mostra «10×10 Ballocco / Grignani / Veronesi. Dieci anni della galleria 10 A.M. ART». Foto Mattia Mognetti
L’esposizione «10×10 Ballocco / Grignani / Veronesi. Dieci anni della galleria 10 A.M. ART» mette insieme tre artisti di fondamentale importanza nel vostro percorso, scelti in questa occasione anche per il loro ruolo come grafici. Celebrate infatti questo importante traguardo dotandovi di un nuovo logo, che accompagnerà d’ora poi l’immagine della galleria. Quali le ragioni di questa scelta?
Quello precedente era nato quasi per gioco ed era molto legato al mondo dell’Arte Cinetica e Programmata, che ha segnato il nostro esordio. Con il tempo ci siamo evoluti, perseguendo gli obiettivi  della coerenza nella ricerca, dellimmediatezza e della semplificazione formale. Serviva quindi un logo che fosse aderente alla nostra linea di condotta netta e precisa, senza trascurare il riferimento alle teorie della Gestalt, che hanno permeato il nostro approccio all’arte. Una sorta di pittogramma, un simbolo che potesse essere efficace anche in assenza del nostro nome, ora che l’identità della galleria è chiaramente definita.

Volendo fare un bilancio di questi primi dieci anni, quali ritenete siano state le tappe salienti del vostro percorso?
Sicuramente l’edizione 2022 della Biennale di Venezia è stato un momento molto importante. Per una galleria medio-piccola come la nostra, un’impresa famigliare a tutti gli effetti, avere due artiste del calibro di Marina Apollonio e Lucia Di Luciano, che abbiamo rappresentato sin da subito, inserite nella collettiva curata da Cecilia Alemani è stato un gran bel punto d’arrivo. Non possiamo poi non menzionare la fitta rete di relazioni che nel tempo abbiamo instaurato con diversi musei in Italia e nel mondo. Abbiamo esordito come realtà prettamente domestica, invece in questo lasso di tempo siamo stati fautori di un’apertura internazionale importante, tant’è che adesso Austria, Germania e Svizzera possono essere considerati i nostri territori d’elezione.

Qual è la differenza tra il mercato italiano e quello estero nel recepire questo tipo di produzione artistica?
In Italia abbiamo un nucleo di collezionisti che sono molto attenti alla storia dell’arte e che riconoscono il valore e la qualità di un artista indipendentemente dal valore economico che gli attribuisce il mercato. Si tratta però di una percentuale molto ridotta del collezionismo italiano. In dieci anni di attività siamo riusciti ad attrarre questa nicchia di compratori colti, ma la grande maggioranza del collezionismo nel nostro Paese preferisce seguire mode e tendenze, lasciandosi molto influenzare dai risultati d’asta. All’estero invece, almeno per quel che riguarda il filone di ricerca che noi seguiamo, le proporzioni sembrano quasi invertirsi. Solo una piccola parte di compratori è dedita alla speculazione, mentre i più badano all’aspetto culturale, alla qualità, alla storia di un artista. Così anche le istituzioni. Non è un caso che il Centre Pompidou di Parigi abbia dedicato un’intera sala all’Astrattismo, includendo anche opere di Veronesi e Ballocco. Di fatto, da dopo l’emergenza Covid ad oggi, l’80% del nostro fatturato lo abbiamo realizzato all’estero.

Propositi per i prossimi dieci anni?
Innanzitutto, presentare anche le opere più contemporanee dei nostri artisti storicizzati. La mostra successiva sarà infatti una retrospettiva dedicata a Lucia Di Luciano, recentemente oggetto di un’acquisizione da parte della Tate Modern, ma con un focus sulle sue evoluzioni più recenti. Altro passaggio importante sarà l’ampliamento delle collaborazioni per la realizzazione di progetti espositivi con importanti gallerie estere. Dopo la felice esperienza dello scorso novembre con la Galerie Le Minotaure di Parigi per la mostra di Veronesi, vogliamo lavorare nell’ottica di un consolidamento e ampliamento di queste fruttuose sinergie.

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