Trasform-Artissima

Luigi Fassi guida una fiera ambiziosa che ci porterà a scoprire l’ignoto

«Good Spirits. In Transformation» (2022) di Margarethe Drexel, Galleria Doris Ghetta, Main Section © Luca Meneghel
Jenny Dogliani |

La ventinovesima edizione di Artissima, la prima diretta da Luigi Fassi, è un inno alla trasformazione, non dell’identità della fiera, che resta quella sperimentale e all’avanguardia consolidata nel tempo, ma un inno al potere trasformativo insito nell’arte stessa, ancor più in quella che ha l’ambizione di anticipare temi, linguaggi e tendenze del futuro. All’Oval di Torino, dal 4 al 6 novembre, ci attendono 174 gallerie, per la maggior parte internazionali, provenienti da 28 Paesi, suddivise nelle sezioni che hanno fatto scuola: Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue, Art Spaces & Editions e le tre curate Back to the Future, Present Future e Disegni. Ancora in fase di definizione i premi (al momento illy Present Future; FPT for Sustainable Art, Tosetti Value per la fotografia; VANNI occhiali #artistroom) e i progetti speciali (in collaborazione con le istituzioni del territorio e i partner di Artissima, tra cui Intesa Sanpaolo, main partner della fiera per il secondo anno).

Partiamo dal tema di questa edizione: come nasce e come viene declinato?
È una cornice concettuale e narrativa. È tratto dalle riflessioni di Transformative Experience, il saggio scritto nel 2014 dalla filosofa analitica americana L.A. Paul che inquadra il modo in cui affrontiamo le esperienze personali trasformative: per valutarle tendiamo a rivolgerci al pensiero razionale ed è un errore, poiché nulla quanto l’esperienza trasformativa sostituisce la ragione che non è in grado di accettare l’esistenza e la rivelazione dell’ignoto, né il suo potenziale trasformativo che va accolto come tale senza illudersi di poterlo anticipare. Anzi, «bisogna desiderare di conoscere ciò che noi diventeremo» dice l’autrice. Ogni passo, movimento, azione, avvenimento della quotidianità è aperto all’incontro con l’ignoto, alla rivelazione di ciò che verrà e che ancora razionalmente non possiamo conoscere. Abbiamo applicato questo tema all’arte, che il fruitore cerca sempre per il suo potere trasformativo: andiamo a vedere una mostra e un concerto senza sapere come saranno, ma accettando che ci trasformeranno. È un approccio ideale per un evento come una fiera concentrata in pochi giorni, ogni anno sempre diversa. È una cornice concettuale che rilancia in avanti la natura di Artissima, fiera che scopre e prefigura i tempi, che guarda al futuro prossimo, lo desidera, lo intuisce, fa il possibile per catturarlo in anticipo e portarlo nell’esperienza concreta. Il tema è stato posto alle gallerie e agli artisti come suggerimento e suggestione. Ed è stato inoltre declinato nell’identità grafica della fiera.

Il numero di gallerie nella storia di Artissima è oscillato da 95 a 208, con i pro e i contro di avere più spazio, ma meno collezionisti e viceversa. Qual è il numero giusto?
Non c’è un numero giusto, non è il numero a fare la qualità di una fiera. L’esperienza dello scorso anno con 154 gallerie, più 30 progetti di artisti e gallerie nella mostra collettiva Artissima XYZ, ha dato luogo a una fiera più fluida con spazi più vivibili, con un incremento della partecipazione di collezionisti da tutto il mondo. Più o meno tutte le fiere internazionali si stanno assestando tra 150 e 180 gallerie. Si è ragionato tantissimo sulla qualità dei progetti, il comitato di selezione ne ha scelti 174, quelli più rispondenti alla fiera. In futuro eventi come il nostro dovranno focalizzarsi sulla capacità di sorpresa, trasformarsi in piattaforme di selezione dove si prefigurano il futuro e l’ignoto che ancora non si conoscono, ma che troveranno conferma nell’esperienza. Le 174 gallerie che partecipano ad Artissima 2022 includono 35 progetti monografici nelle tre sezioni curate, Back to the Future, Present Future e Disegni. Ciascuna sezione con la propria specificità racconta un episodio diverso, offrendo un prodotto altamente competitivo a collezionisti e appassionati. 40 gallerie partecipano in fiera per la prima volta (sparse fra le varie sezioni). Hanno scelto Artissima come piattaforma di mercato e culturale, come esperienza di confronto con un network globale, per intercettare una fascia importante e sofisticata di collezionismo italiano e internazionale. Diverse gallerie oggi consolidate hanno scelto Artissima come fiera di esordio, una tradizione che continua nella sezione New Entries, riservata alle gallerie con meno di cinque anni di attività.

Una novità è l’introduzione del Curatorial Advisor. Da chi è composto e che ruolo ha?
Si tratta di Julie Boukobza (curatrice indipendente a Parigi e direttrice del Luma Arles Residency Programad Arles) e Krist Gruijthuijsen (direttore della KW Institute for Contemporary Art a Berlino), due professionisti molto stimati che hanno contribuito al lavoro di scouting e di ricerca di Artissima. I Curatorial Advisor hanno un ruolo consultivo nella costruzione della fiera, non entrano nelle scelte del comitato, e collaborano alla condivisione di alcune scelte e contatti di gallerie, oltre a facilitare il coinvolgimento di curatori e collezionisti in questo caso specificatamente da Francia e Germania.

Quali sono i Paesi più rappresentati?
Abbiamo uno spettro di 28 Paesi e quattro continenti. C’è un numero importante di gallerie tedesche, in particolare da Berlino; c’è un numero significativo di gallerie dall’est Europa, da Budapest, Bucarest e Belgrado. Saranno presenti gallerie di livello dall’Africa e dal Sud America, in particolare dal Brasile, e poi dall’Asia.

Varie fiere internazionali hanno riservato focus agli Nft, anche Artissima nella scorsa edizione. Quest’anno?
Il progetto «Surfing Nft» realizzato lo scorso anno in collaborazione con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT è stato un progetto specifico, una lettura critica del fenomeno Nft in una fase primigenia. Ad Artissima 2022 ci saranno comunque delle gallerie che lavorano con gli Nft; pensiamo che ormai sia un fenomeno che deve trovare liberamente il proprio sviluppo nelle logiche delle gallerie che scelgono come portare avanti questo medium da qui a medio termine.

Ha completamente rinnovato i comitati delle tre sezioni curate.
La curatrice di Disegni è Irina Zucca Alessandrelli, direttrice della Collezione Ramo di Milano specializzata nei disegni del XX e XXI secolo. La sezione avrà uno sguardo molto specifico sullo sviluppo del disegno oggi, inteso come matrice di pensiero ancora prima che come medium. I curatori di Present Future, piattaforma di lancio per i talenti emergenti, sono Saim Demircan, curatore indipendente inglese ora basato a Torino, e Maurin Dietrich, direttrice del Kunstverein München di Monaco. Back to the Future è affidata ad Anna Gritz, neodirettrice del Haus am Waldsee di Berlino, istituzione ottocentesca tra le più antiche della Germania, e a Balthazar Lovay, curatore indipendente di Ginevra. La sezione accoglie opere realizzate dal 1960 fino ad oggi con artisti pionieri dei linguaggi contemporanei che abbiano impattato sulle nuove generazioni.

La parte digitale di Artissima è ormai una costola della fiera. Quest’anno si chiamerà Voice Over.
È un nuovo sviluppo di Artissima XYZ, realizzato sempre con il supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo e con la curatela dell’art project Treti Galaxie. Artissima Voice Over è una piattaforma digitale che consente uno sguardo in profondità su tutti progetti delle tre sezioni curate: approfondimenti narrativi e concettuali, possibilità di ascoltare la voce degli artisti e galleristi e di vedere più opere di quelle esposte. Diventerà un archivio delle tre sezioni cui si potrà accedere anche dopo la fiera. Le sezioni storiche della fiera saranno invece consultabili sul catalogo digitale di Artissima su www.artissima.art

La Fondazione CRT per l’Arte Contemporanea, che ha recentemente cambiato i propri vertici, da sempre sostiene la fiera con varie azioni e con un importante budget di acquisizioni in favore del Castello di Rivoli e della Gam; cosa che invoglia le gallerie a portare a Torino installazioni di carattere museale.
La Fondazione è stata e resta un motore importantissimo per lo sviluppo dell’arte contemporanea a Torino, un esempio internazionale per la capacità di costruire una collezione di oltre novecento opere. Stiamo continuando a lavorare con loro a diverse progettualità.

© Riproduzione riservata Luigi Fassi
Altri articoli di Jenny Dogliani