Torino, dialoghi nella neve

Le fotografie di Vincent Munier reinterpretate dalle sculture di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo

Una scultura di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo: «Kamchatka grande», taglio laser su acciaio CORTEN ossidato 320 x 1510 x 2 mm
Chiara Coronelli |

Torino. Le immagini di Vincent Munier arrivano da un mondo incantato, bianco di neve e di luce, dove i lineamenti del paesaggio e la sagoma degli animali si staccano a malapena da un’uniformità abbacinante, quella dove, secondo l’autore, «il silenzio è totale, quasi spaventoso».
L’alta montagna e i luoghi freddi sono l’habitat consueto del fotografo francese che, nato nel 1976 a Épinal in Lorena, cresce nutrendo lo sguardo dei rilievi e della natura dei Vosgi, per poi raggiungere con il suo obiettivo i circoli polari, il Canada, i ghiacciai del Tibet. Qui, in condizioni climatiche estreme e in grande solitudine, va a cercare il lupo bianco, l'orso polare, la civetta delle nevi, il bue muschiato, la lepre artica, creature che Munier ritrae nella purezza incontaminata della terra cui appartengono, componendo inquadrature che stanno a metà tra esplorazione naturalistica e sublime romantico.
Il suo
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© Riproduzione riservata Una fotografia di Vincent Munier: «Flying snowy owl» Una scultura di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo: «La nuit du cerf», sabbiatura su marmo nero di Marquinia 300 x 400 Una scultura di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo: «Terra», taglio laser su acciaio CORTEN ossidato 300 x 300 x 2 mm Una fotografia di Vincent Munier: «Snowy owl on a branch» Una fotografia di Vincent Munier: «Provoking white wolf»
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