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Mostre

Tiziano e il Rinascimento veneziano allo Städel

Per la più importante mostra in Germania su questo tema, 100 capolavori da 60 musei

Veduta in anteprima della mostra di Tiziano allo Städel di Francoforte. © Städel Museum

Francoforte (Germania). Dopo la grande esposizione alla Alte Pinakothek di Monaco sui maestri del Rinascimento fiorentino, anche Francoforte si appresta a dedicare uno straordinario tributo alla pittura italiana, stavolta di scuola veneziana, con la mostra «Tizian und die Renaissance in Venedig» (Tiziano e il Rinascimento a Venezia), allestita dal 13 febbraio al 26 maggio nelle sale dello Städel Museum.

Ospitando circa 100 capolavori in prestito da oltre 60 fra i più importanti musei tedeschi e internazionali, la rassegna sul Meno offre un ricco, esaustivo panorama di questa età dell’oro nella storia della pittura mondiale, partendo dal suo più grande e, a queste latitudini, più amato esponente, Tiziano Vecellio, di cui sono presenti oltre 20 capolavori: si tratta della più ampia selezione delle sue opere mai mostrata in Germania.

Accanto a lui, altri nomi immortali: Giovanni Bellini, Palma il Vecchio, Sebastiano del Piombo, Lorenzo Lotto, Jacopo da Bassano, e naturalmente Jacopo Tintoretto e Paolo Veronese, presenti in dipinti e numerosi disegni. All’inizio del XVI secolo, gli artisti attivi nella città lagunare svilupparono una propria, peculiare variante nel panorama rinascimentale italiano ed europeo, assolutamente indipendente e basata su mezzi puramente pittorici, nuovi effetti di luce e colore.
Per illustrarli, la mostra si articola in otto capitoli tematici, ciascuno dei quali focalizza l’attenzione su un aspetto tipico, un nuovo soggetto, elemento o dettaglio, un’innovativa, rivoluzionaria tecnica raffigurativa o coloristica in voga nella Venezia cinquecentesca e da qui capace di contagiare in tutto il mondo generazioni di artisti a venire.

Ecco dunque le rappresentazioni paesaggistiche cariche di atmosfera, i ritratti ideali delle cosiddette «belle donne» e naturalmente il colore, i nuovi colori, le loro infinite sfumature, i loro significati altrimenti declinati nell’opera dei maestri della Serenissima: un vero punto di non ritorno o una sorta di anno zero nella storia dell’arte di tutti i tempi.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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