Tissot, l'eterno viandante

Francesca Romana Morelli |

I soggetti dei dipinti di James Tissot (1836-1902), ritrattista talentuoso della mondanità e di esponenti della cultura francese, poi della società vittoriana, tra rivoluzione industriale e colonialismo, sollevarono forti critiche. John Ruskin definì i suoi dipinti «semplici fotografie della società volgare». Fedele alla lezione di Ingres e della migliore pittura olandese, guardò anche a Degas, Rossetti, Millais e Alma-Tadema. Ritraendo situazioni dall’apparenza ingannevole con tono sottilmente ironico, seppe trasformare attimi di vita ordinaria in imprese eroiche.

Dal 26 settembre al 21 febbraio il Chiostro del Bramante propone, con la cura di Cyrille Sciama del Musée des Beaux-Arts di Nantes, una settantina di suoi dipinti e incisioni (molti prestiti internazionali). Tissot inizia trattando soggetti storici e letterari tra i quali sono esposti «L’incontro tra Faust e Margherita» e due oli con «La
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