Territori così sono introvabili

Francesca Banchelli nell’estate di Poggiali a Pietrasanta

Laura Lombardi |  | Pietrasanta (Lu)

Corpi di donne, uomini, cani, volatili, animali selvatici, tracciati in forme fluide, con colori brillanti, suadenti, acidi, oppure plumbei, creano composizioni che attraggono nella loro dimensione onirica, densa di rimandi arcaici. I dipinti e le sculture di Francesca Banchelli, presentati fino al 15 luglio nella mostra «Mille giorni contano», a cura di Sergio Risaliti (che già aveva invitato l’artista al Museo Novecento per il ciclo «Duel»), apre la stagione estiva della Galleria Poggiali, calandoci in una condizione tra reale e surreale, alla ricerca di un terreno empatico tra creature e pianeta, come argine al mondo sempre più virtuale nel quale siamo immersi.

Una ricerca che Francesca Banchelli, che ha già alle spalle notevoli esperienze internazionali, esprime anche attraverso altri media, in particolare la performance, ma sempre muovendo da una concezione pittorica. Nell’esplorazione dell’universo che ci circonda si spinge verso «territori che sono introvabili con gli altri mezzi», a scoprire «risvolti impensabili» che solo l’arte può disvelare, rendendo conto di una complessità che solo l’atto del comporre permette di cogliere.

Nei dipinti si mescolano tempi diversi, storia e presente, spunti di vita quotidiana, costellazione di eventi vissuti o scaturiti dall’inconscio e suggestioni del «fuir, là-bas fuir», e trapelano, seppur molto filtrati e rielaborati, echi della storia dell’arte; così pure le sculture ricoperte di pigmenti, a forma di rocce e di geyser (presenti in alcuni suoi quadri), accentuano, nel loro «primitivismo», l’idea di ciclicità e di continuo rinnovarsi delle forme.

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