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Tel Aviv città bianca del Bauhaus

Centro studi e restauri per i 100 anni della scuola fondata da Gropius in Germania

Il White City Center di Tel Aviv, inaugurato il 19 settembre nella Max-Liebling-Haus sulla Idelson Street, cuore del quartiere Bauhaus di Tel Aviv

La Città Bianca, dal 2003 patrimonio mondiale Unesco nel cuore d’Israele, è il più grande museo a cielo aperto del mondo di architetture Bauhaus: circa 4mila edifici intonacati con calce chiara risplendono nel centro quasi interamente restaurato di Tel Aviv.

Il lavoro di recupero delle costruzioni originali edificate qui fra gli anni ’30 e ’40 dagli architetti ebrei nati nell’allora Mandato Britannico di Palestina oppure scappati in massa dall’Europa che li perseguitava, è frutto di una cooperazione tra Israele e Germania che ha visto partecipare accanto ai tecnici della professione molti privati grazie a un programma di scambio culturale fra le due nazioni.

Pochi giorni dopo l’apertura del Bauhaus Museum nella tedesca Dessau, puntuale all’appuntamento delle celebrazioni mondiali del primo centenario del Bauhaus (1919-2019) è stato inaugurato il 19 settembre a Tel Aviv il White City Center nell’iconica Max-Liebling-Haus sulla Idelson Street, nel cuore pulsante del quartiere cresciuto attorno alla Bialik Square.

Costruita da Max Liebling nel 1936 su progetto di Dov Karmi e con caratteristiche distintive dello stile internazionale, l’omonima casa restaurata dal team guidato dall’architetta israelo-tedesca Sharon Golan-Yaron, anche a capo del progetto di recupero dell’intera Città Bianca con Shira Levy-Benyemini e Sabrina Cegla, è la sede fisica del Programma White City Center, suo cervello centrale in cui vengono prese le decisioni sugli edifici storici e le loro ristrutturazioni, nonché luogo per esposizioni estemporanee e attività educative e divulgative.

La sua apertura è un primo traguardo per un’azione che va avanti caparbiamente dal 2006 e che solo di recente è decollata grazie all’aiuto economico di un governo tedesco finalmente pronto a risarcire parte di quello che un tempo aveva tolto: che beffa per i nazisti che gli ideali nati nella loro città simbolo, Weimar, abbiano messo radici profonde proprio in Israele e da qui siano stati capaci di contagiare il mondo.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019



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