Stonehenge non è solo un cerchio di pietre

Al British Museum una mostra con oltre 500 reperti celebra il grandioso monumento neolitico: c’è anche Seahenge, suo omologo ligneo, emerso dal mare nel 1998

«The Mold Gold Cape», 1900-1600 a.C., Mold, Flintshire, Galles. © The Trustees of the British Museum Una veduta aerea di Stonehenge Il sito di Seahenge durante gli scavi. © Wendy George
Flavia Foradini |  | Londra

Stonehenge è uno dei monumenti più misteriosi e iconici dell’antichità europea e da ormai un ventennio oggetto di aspra contesa, anche legale, tra Governo britannico e ambientalisti: proprio sotto al vasto sito infatti dovrebbe essere scavato un tunnel a più corsie, lungo oltre 3 chilometri, pensato per alleviare l’intenso traffico dell’arteria stradale A303, ma il progetto è fortemente avversato da numerosi esponenti della comunità scientifica britannica, dall’Unesco e dagli ecologisti. Tuttavia, benché alla fine del 2020 il Governo abbia dato via libera al progetto «di interesse nazionale», un ulteriore «riesame» è stato avviato alla fine del 2021.

In questo contesto s’inserisce tra il 17 febbraio e il 17 luglio la prima ampia mostra in territorio britannico imperniata sul celebre sito dal titolo «The world of Stonehenge», «Il mondo di Stonehenge», firmata dal British Museum, che accendendo i propri potenti riflettori su uno dei maggiori siti archeologici del Paese segna un punto autorevole all’acceso dibattito: «Per comprendere lo scopo di questo grandioso monumento in pietra, è necessario considerare il mondo in cui si realizzò e la cultura dei suoi costruttori», spiega Hartwig Fischer direttore del British. E aggiunge: «Siamo quindi felici di poterlo fare in una mostra senza precedenti, indagando questo testamento lasciatoci da genti raffinate e ingegnose».

Attraverso 430 oggetti risalenti a un periodo compreso tra il 4000 e il 1000 a.C., fra cui i maggiori reperti finora trovati a Stonehenge e circa 280 pezzi in prestito da numerosi musei europei, in parte mai esposti a Londra, la mostra narra la storia del sito, ma anche i legami con diverse regioni europee: «La nostra indagine pone il monumento nel contesto di un periodo di mutamenti radicali delle isole britanniche, ma trascende i confini nazionali, verso l’Europa continentale, fornendoci indizi importanti anche sulla visione del mondo di popolazioni neolitiche e aiutandoci a immaginare la vita dei nostri antenati», sottolinea il cocuratore Neil Wilkin.

Al centro della mostra il «Seahenge» in prestito dal Lynn Museum: denominato anche «Stonehenge del mare», è un cerchio ligneo datato all’Età del Bronzo, riemerso dall’acqua nel 1998 sulla Holme Beach vicino a Hunstanton nel Norfolk, ed esposto per la prima volta al di fuori della contea in cui è stato rinvenuto, a nord-est di Cambridge.

Il manufatto creato attorno al 2049 a.C. e forse eretto a scopo rituale, è composto da un grande tronco di quercia conficcato nella sabbia con le radici protese verso il cielo, dentro un cerchio di 6,6 metri di diametro, segnato da 54 pali: «Se Stonehenge è uno dei più eccezionali cerchi di pietra dell’antichità, Seahenge è il suo equivalente ligneo,spiega la cocuratrice Jennifer Wexler, e mettendolo in mostra al British Museum speriamo di farlo conoscere a un pubblico più vasto. La sua presenza nel percorso espositivo aiuterà la narrazione sulle credenze condivise da antiche comunità che costruirono monumenti stupefacenti sulle isole britanniche».

Fra gli altri oggetti, due rari cappelli d’oro completamente istoriati, a forma di cono e probabilmente usati in cerimonie o riti, che vengono mostrati per la prima volta insieme: l’uno proveniente da Schifferstadt in Germania e l’altro da Avanton in Francia. Motivi simili a quelli incisi sui due cappelli si trovano anche su una fibbia in prestito dal Museo Nazionale della Danimarca di Copenaghen.

La mostra propone anche gioielli, armi e gruppi di corredi funerari, fra cui quello dal sito di Bush Barrow che fa parte del complesso di Stonehenge, mai prestato nella sua interezza (è conservato nel Wiltshire Museum di Devizes) e di cui la «losanga aurea» viene considerata il migliore esempio di artigianato in oro dell’Età del Bronzo.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Flavia Foradini