Stéphane Verger: «Quattro sedi per un museo»

I nuovi direttori dei «supermusei» statali | Museo Nazionale Romano

Il Chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano. © Museo Nazionale Romano
Arianna Antoniutti |  | Roma

Stéphane Verger (Soyaux, 1965), archeologo, è stato nominato, nel novembre scorso, direttore del Museo Nazionale Romano (Mnr). Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto quali sono i progetti futuri di una struttura museale così complessa, articolata in quattro sedi: Terme di Diocleziano e Certosa di Santa Maria degli Angeli, Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi.

Direttore Verger, può illustrarci il programma in serbo per il Mnr?
Stiamo lavorando a un grande progetto che ci impegnerà per lungo tempo, con ingente sforzo economico e umano, e che porterà non solo all’apertura di spazi sinora chiusi al pubblico, ma anche a una nuova definizione dell’itinerario di visita del complesso del Museo. Il nostro intento è di creare un percorso unitario fra le quattro sedi, un tracciato espositivo organico in cui ciascuna di esse possieda la propria specifica identità, che intendiamo ulteriormente rafforzare. Alle Terme di Diocleziano sarà illustrata la storia e l’archeologia di Roma, dai villaggi protostorici sino alla megalopoli che ha dato luogo alla costruzione delle Terme stesse. Una prima sezione ripercorrerà le vicende delle origini del Lazio antico, a partire dal III millennio a.C. sino alla fine della Repubblica. In una seconda sezione verrà raccontato e presentato il popolo di Roma della fine della Repubblica e dell’Impero, attraverso la ritrattistica, i sarcofagi, i corredi funerari e la documentazione epigrafica. A Palazzo Massimo scopriremo Roma come centro dell’Impero, comprendendo in che modo il potere si manifestasse nelle residenze aristocratiche e imperiali, attraverso esempi come gli affreschi provenienti dalla Villa di Livia. A Palazzo Altemps abbiamo la possibilità di capire che cosa rappresentasse la Grecia per Roma, toccando con mano il collezionismo di scultura classica greca in epoca imperiale. In un percorso a ritroso, che trae origine dal collezionismo rinascimentale, sarà inoltre qui possibile ammirare opere inedite, ora custodite nei magazzini, sulle quali stiamo compiendo, in collaborazione con l’Università di Roma Tre, un programma di ricerca. Grazie anche a mezzi multimediali, come ricostruzioni in 3D, sarà possibile vedere le sculture così come si presentavano prima dei restauri seicenteschi.

E alla Crypta Balbi?

Il nucleo tematico della Crypta Balbi sarà la sovrapposizione delle diverse città che si sono sviluppate a Roma dall’antichità sino a oggi. La Crypta, che insiste su di un intero isolato nel cuore di Roma, è una realtà complessa in cui questo è ben evidente e dove sono però necessari importanti lavori di restauro. Nostro obiettivo è realizzare al suo interno un vero e proprio centro culturale, innanzitutto portando a compimento l’Auditorium, qui iniziato negli anni 2000 e non ancora terminato.

Vi sono altri spazi all’interno del Mnr da rendere fruibili?

Certamente, ad esempio a Palazzo Altemps il Cortile del Gioiello è attualmente in corso di restauro, contiamo di inserirlo nel percorso di visita museale entro l’anno. Alle Terme di Diocleziano stiamo invece lavorando per la futura apertura degli spazi delle cosiddette Grandi Aule, dalla I alla VII, quelle più spettacolari, in cui nel 1911 era stata allestita la mostra di Rodolfo Lanciani sulla romanità. In esse sono conservati sarcofagi, rilievi e statue di rilevanza scientifica come l’Artemide di Ariccia. Al momento è in corso la necessaria verifica sulla stabilità delle strutture, compiuta grazie alla collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università Roma Tre.nAncora alle Terme c’è il progetto, da tempo in cantiere, di realizzare il passaggio fra le aule Olearie papali e il Planetario, e di poter aprire al pubblico magazzini che conservano opere assolutamente straordinarie. L’apertura dei magazzini sarà anticipata, in autunno, da una mostra che toccherà le quattro sedi del Mnr e che racconterà i tanti volti di Roma. Io stesso sono rimasto sorpreso dalla ricchezza e varietà delle opere racchiuse nei magazzini, come ad esempio le necropoli orientalizzanti scavate dagli anni ’70 sino al 2000, tra cui quella di Castel di Decima, le cui tombe sono state staccate e trasportate al Museo in grandi casse. In alcuni casi si tratta di contesti assolutamente inediti. Per lo studio di tali materiali e l’apertura dei magazzini ci vorrà tempo e sarà necessario un lavoro collettivo, non solo del Museo, ma anche della Soprintendenza Speciale, delle Università e degli Istituti stranieri a Roma».

Ci sarà spazio solo per l’antico?

È nostro intento continuare un filone di mostre, finora portato avanti soprattutto a Palazzo Altemps, rivolto alla creazione contemporanea e che interesserà tutte le sedi del Mnr. Ci sarà la collocazione, in maniera permanente, dell’opera «Empire» di Elisabetta Benassi, già esposta a Palazzo Altemps, nel cortile interno della Crypta Balbi. Dedicheremo al dialogo fra antico e presente almeno tre mostre di artisti contemporanei. Di sicuro, non appena sarà possibile, aprirà al pubblico l’esposizione «Savinio. Incanto e mito» allestita a Palazzo Altemps, prevista nel novembre scorso e che finalmente potrà essere inaugurata.

© Riproduzione riservata Stéphane Verger Palazzo Altemps. © Museo Nazionale Romano
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