Sperando l'Europa a Lisbona

Un viaggio attraverso 60 opere di 21 artisti contemporanei afrodiscendenti per aprire nuove prospettive al concetto stesso di Europa

«Senza titolo» (2016-2020) di Sammy Baloji © Fundação Calouste Gulbenkian. Foto Pedro Pina
Elena Franzoia |  | Lisbona

Fino al 22 agosto la Fundação Calouste Gulbenkian propone con la mostra «Europa Oxalá» un viaggio attraverso 60 opere di 21 artisti contemporanei afrodiscendenti. «La mostra nasce da un invito della Fondazione Gulbenkian di Parigi», spiega António Pinto Ribeiro, curatore insieme a Katia Kameli e Aimé Mpane.

«Sono un ricercatore specializzato sul cosiddetto Sud Globale e partecipo a un progetto di ricerca dell’Università di Coimbra dal titolo “Memoirs. Children of Empires and European Postmemories”. Il punto di partenza del nostro lavoro è il concetto ormai centrale di postmemoria, elaborato da Marianne Hirsch e successivamente sviluppato soprattutto in Sudamerica. Per cinque anni abbiamo lavorato sul campo, cercando esponenti di tutte le discipline artistiche e letterarie in Belgio, Francia e Portogallo, Paesi ex imperialisti ed ex colonizzatori, allo scopo di gettare nuova luce sulla produzione creativa degli artisti afrodiscendenti di seconda e terza generazione. La maggior parte di loro sono cresciuti in Europa, ma le loro opere esprimono un patrimonio culturale fortemente legato alle memorie familiari, anche quando non sono ricordi diretti».

Oltre a fare riflettere su tematiche come il razzismo, la decolonizzazione delle arti e l’esplosiva miscela tra elementi innovativi e tradizionali, «Europa Oxalá» si propone di testimoniare il potere creativo della diversità culturale del nostro continente, aprendo nuove prospettive a un concetto stesso di Europa inteso come dinamico e diversificato work in progress. Spiccano in mostra le opere degli artisti-curatori Katia Kameli «Trou de mémoire» e Aimé Mpane «Ngunda» (2018-20, di origine l’una algerina e l’altro congolese.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Elena Franzoia