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Mattia Pozzoni: «Nella bella anarchia è il prezzo ad attrarre, non l’opera»

Un Nft di Mad Dog Jones in stile Cyberpunk
Mattia Pozzoni |

Ho ascoltato un podcast di David Zwirner in cui Beeple, l’artista multimilionario di Nft, discuteva con Jordan Wolfson, altro artista: era uno scontro di culture e per questo molto divertente. Sembrava che Beeple non conoscesse nessun artista di Zwirner tranne Jeff Koons. Apparentemente è la stessa cosa per la stragrande maggioranza degli artisti del Nft.

Allo stesso modo i collezionisti che spingono la rivoluzione Nft sono persone al di fuori dell’arte tradizionale, quasi tutti vergini di nozioni di storia dell’arte, principalmente più giovani e più nativi digitali degli altri collezionisti. Generalizzando, hanno fatto soldi attraverso le criptovalute e conoscono molto bene artisti come Beeple e Mad Dog Jones perché hanno avuto un dialogo significativo con loro all’interno della comunità.

I criptoinvestitori stanno iniettando quantità incredibili di denaro nel mercato Nft per sostenere e proteggere i loro investimenti. E le case d’asta, che sono la migliore rappresentazione di un mercato aperto, hanno colto l’opportunità. Al contrario i collezionisti tradizionali sembrano molto diffidenti nei confronti della frenesia Nft.

Questo atteggiamento ha probabilmente a che fare con il fatto che l’intera idea di collezionare ruota intorno al possesso, che con l’arte digitale è stato rimosso. C’è inoltre una relazione con la qualità della produzione artistica Nft: nel mondo Nft non ci sono filtri, tutti possono creare un Nft ed è questa, per me, la vera bellezza del movimento.

Ma questa libertà significa anche la mancanza di un filtro di qualità. Per questo motivo i musei, le gallerie, e in certa misura le case d’asta, hanno la funzione di garantire la qualità e la reputazione degli artisti. Così, però, c’è il rischio che metteranno fine a questa «bella anarchia».

Il meccanismo di distribuzione di Nft concede agli artisti l’opportunità di avere maggior controllo sulla loro produzione e aumentare il loro flusso di denaro, indipendentemente dai galleristi. Le piattaforme infatti trattengono una commissione relativamente bassa, consentendo agli artisti di ottenere la maggior parte del prezzo di vendita, così come una parte dei proventi se l’opera viene rivenduta.

L’aspetto positivo di questa frenesia di speculazione è che sempre più persone s’interessano d’arte, concentrandosi però più sulla transazione perché tutta l’attenzione sugli Nft parte dal prezzo. Gli artisti che hanno successo nel mercato tradizionale stanno vendendo Nft a prezzi molto simili a quelli imposti nelle loro gallerie principali, per evitare di creare confusione tra i due mercati.

Le gallerie e gli artisti seguono rapidamente il flusso, tuttavia c’è stato un colpo di frusta e le vendite medie giornaliere di Nft sono scese di circa il 70%. Difficile interpretare i dati come tali, quando in una sola settimana alla fine di aprile sono stati scambiati in criptoarte circa 176 milioni di dollari. Difficile valutare quanto sia stato speso nel mondo dell’arte tradizionale: guardando i numeri complessivi abbiamo circa un miliardo di dollari a settimana, includendo tutte le categorie di arte e antiquariato. Più del 50% è rappresentato dal segmento contemporaneo, quindi siamo di fronte a 176 contro 500 milioni di dollari. Non siamo incredibilmente lontani. Visti gli interessi e i numeri in gioco non credo che questo fenomeno si fermerà improvvisamente.

© Riproduzione riservata Mattia Pozzoni
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