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Mostre

Spagna-Olanda al Prado, big match fra Secoli d’Oro

Velázquez si confronta con Rembrandt e Vermeer

A sinistra, «Francisco Pacheco» ritratto da Velázquez (1620 ca, particolare), Madrid, Prado; a destra «Ritratto di orafo» di B. Werner van den Valckert (1617, particolare), Amsterdam, Rijksmuseum

Madrid. Nell’ambito delle celebrazioni del proprio bicentenario, il Museo del Prado a Madrid presenta fino al 29 settembre «Velázquez, Rembrandt, Vermeer: visioni parallele», mostra confronto fra la pittura olandese e spagnola tra fine del XVI e inizio del XVII secolo, in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam e curata da Alejandro Vergara, capocuratore della Pittura Fiamminga e Scuole del Nord del Museo del Prado. Settantadue opere provenienti dal Prado, dal Rijksmuseum e da altri 15 prestatori (tra cui Mauritshuis dell’Aia, National Gallery di Londra e Metropolitan Museum of Art di New York), offrono una nuova riflessione sulle tradizioni della pittura in Spagna e nei Paesi Bassi al di là della consuetudine accademica che ha sempre considerato questi ambienti artistici diversi e distanti, raffrontando pregiudizi storici e realtà artistiche delle due scuole per evidenziarne i numerosi tratti condivisi.

Seguendo il fil rouge di una citazione di José Ortega y Gasset («L’unità della pittura occidentale è una delle grandi realtà che rivela l’unità della cultura europea»), la mostra mira a sovvertire la visione tradizionale, di stampo ottocentesco, dell’arte dei vari Paesi europei come produzione assolutamente autonoma e impermeabile l’una all’altra, nell’evidente disfunzione della visione romantica dell’«idea di Nazione» e del conseguente nazionalismo «a tutto tondo» affermatosi nell’Ottocento. Se a ciò si aggiungono i pregressi storici come, nel caso specifico, il secolare conflitto che oppose la Spagna cattolica alle protestanti Province Unite olandesi, lo specchio deformante del nazionalismo ottocentesco opera un «depistaggio» critico completo, che ha condotto a minimizzare i tratti condivisi fra le varie scuole e i rispettivi artisti europei, soprattutto nei secoli della «Europa delle Corti», quando reciproci e incrociati contatti, interazioni e influenze nei costumi, negli studi e nelle arti delle varie parti d’Europa erano quotidianità culturale. Simbolico si pone quindi il caso dei rapporti fra la pittura spagnola e l’arte olandese nel XVII secolo, tradizionalmente interpretate come opposte.

Viceversa, l’eredità della pittura fiamminga e italiana, la cui influenza ha definito tutta l’arte europea, è stata interpretata in modo contiguo sia in Spagna sia nei Paesi Bassi. Nel Seicento entrambi i Paesi, infatti, vissero la loro «Età dell’Oro» e videro emergere un’estetica che, allontanandosi dall’idealismo, si focalizzò sull’oggettività della realtà e sull’efficacia della sua rappresentazione nell’arte. Così, fra Velázquez, El Greco, Rembrandt, Frans Hals, Ribera, Murillo e Vermeer e gli altri, la lettura di questa rassegna dimostra come quegli artisti non abbiano espresso solo l’essenza esplicita delle loro nazioni bensì abbiano dato forma a idee, poetiche e approcci interpretativi mutuati, condivisi, elaborati in dialogo simbiotico con la comunità artistica e creativa internazionale dell’Europa del Seicento.

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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