Sotto il faro non c’è luce

Gli inquietanti paesaggi di Edward Hopper alla Fondation Beyeler

«Cape Cod Morning» (1950) di Edward Hopper. © Heirs of Josephine Hopper/2019, ProLitteris, Zurich Foto: Smithsonian American Art Museum, Gene Young
Franco Fanelli |

Basilea (Svizzera). Si può spiegare al pubblico la pittura di Edward Hopper rinunciando alle celeberrime scene ambientate a New York? Certo, basta trasferirsi, almeno con lo sguardo, nel New England. Qui, a Cape Cod nel Massachusetts, sulle sponde atlantiche dalle quali ai tempi di Melville salpavano le navi baleniere, il pittore trascorse quasi la metà delle 87 estati della sua vita.

Vi acquistò con la moglie Jo un terreno nel 1933 per costruirvi una casa dove si trasferivano all’inizio della stagione calda, lasciando l’altrettanto leggendaria abitazione di Washington Square a Manhattan, e ogni volta era un piccolo trauma per il pittore, che, preparando le valigie e in viaggio, non risparmiava aspri litigi con la consorte; una volta, nel tragitto, finirono anche contro un palo. «Quando s’arrabbia è una specie di gorilla», annotò Jo. Salvo poi, una volta immerso in quella luce, dipingere quadri
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