Sotheby’s lancia un nuovo modello di vendite dirette

Le opere all’incanto verranno conferite direttamente dagli artisti e il 15% di ogni aggiudicazione andrà in beneficenza. La casa d’aste si allea così con le gallerie o entra in competizione con loro?

«Petite jungle» (2022) di Alexandre Lenoir. Courtesy of the artist and Almine Rech. Foto Alexandre Lenoir Studio
Anny Shaw |

Damien Hirst, Banksy, ora Skepta. Per un po’ di tempo Sotheby’s è avvicinata lentamente al mercato primario dell’arte vendendo le opere provenienti direttamente dagli studi degli artisti. Ora, la casa d’aste sta rafforzando le sue mosse con il lancio di un nuovo canale di vendita sul mercato primario per gli artisti e le loro gallerie.

«Artist’s Choice» verrà lanciato il 30 settembre all’interno dell’incanto Contemporary curated a New York, con sette lotti direttamente consegnati dallo studio degli artisti fra i quali Alexandre Lenoir, Atsushi Kaga, Katherina Olschbaur e Kevin Beasley. Le stime prevendita oscillano fra 15 e 120mila dollari (15.100-121mila euro). Con il tempo tutte le principali vendite potrebbero potenzialmente comprendere opere del mercato primario.

Il nuovo canale di vendita potrebbe quindi dare fastidio ai mercanti del mondo dell’arte? Dopo tutto il mercato primario è stato per secoli loro dominio esclusivo. Non è quello che pensa Noha Horowitz, responsabile mondiale di Sotheby’s per i servizi a gallerie e commercianti privati, la «mente» dietro all’ideazione del format «Artist’s Choice». «Lo spirito del progetto intende creare una strategia «win-win» per gli artisti e le gallerie e, in ultima analisi, per Sotheby’s e il suo bacino di collezionisti», afferma. I sette lavori della prima vendita sono stai conferiti di comune accordo da artisti e gallerie», sebbene Sotheby’s non sia al corrente di come i profitti siano divisi fra loro.

Mothers Tankstation, Casey Kaplan e Jeffrey Deitch sono fra i primi coinvolti in questa prima collaborazione che appare indirizzata più alle gallerie di medie dimensioni che non alle grandi realtà abituate a interagire regolarmente con le aste. Una delle più grandi criticità del mercato secondario, in particolare degli incanti, è data dal fatto che gli artisti ricavano una bassa o nulla remunerazione dalla rivendita dei loro lavori, che talvolta vengono rilanciati a prezzi astronomici in modo straordinariamente precoce.

Secondo Horowitz a livello commerciale la nuova iniziativa «rafforza il lavoro degli artisti che hanno cominciato a conoscere un mercato secondario promettente e ha lo scopo di ottenere i vantaggi che solo un’asta può offrire». E aggiunge: «I prezzi in galleria sono fissi, mentre attraverso il meccanismo delle offerte, noi possiamo andare oltre quei valori. Restituire questo potere a chi ci conferisce l’opera è qualcosa che penso costituirà un’attrattiva per artisti e gallerie».

Dall’altro lato, qualora un artista non ottenga un evidente successo commerciale i prezzi del mercato primario possono superare di gran lunga i prezzi all’asta. In questo caso Horowitz fa notare che gli acquirenti più recenti tendono a «guardare sempre più ai risultati delle aste per giustificare ciò che hanno speso sul mercato primario». Artist’s Choice intende fornire un minimo di parità dei prezzi. «Se funzionerà contribuirà a creare un mercato più stabile per gli artisti in un modo più globale», afferma, lasciando intendere che commercianti con liste di attesa per certi artisti lunghe mesi, o addirittura anni, potrebbero invece orientare i collezionisti all’acquisto in asta.

Horowitz sottolinea poi che il nuovo progetto consente agli artisti di controllare il loro mercato fino al punto di decidere quali opere andranno all’incanto. «Ci sono molti artisti e gallerie che hanno visto passare in asta un numero considerevole di lavori e non sempre sono stati soddisfatti al 100%»», prosegue. «Non sempre sono contenti della qualità del lavoro, o del periodo della loro carriera che quel lavoro rappresenta. Questo format dice loro «Se vuoi controllare questi aspetti c’è uno strumento per poterlo fare».

A parte i vantaggi commerciali, una delle caratteristiche più convincenti della nuova iniziativa è che il 15% del prezzo di martello di un’opera, pagato congiuntamente dagli artisti con le gallerie e da Sotheby’s, è destinato a un’ istituzione benefica individuata dall’artista. Negli ultimi anni le gallerie sono riuscite a comprendere che donare alle realtà benefiche scelte dagli artisti puoi aiutarle nel corteggiamento degli artisti stessi. Così come precisa Horowitz: «gli artisti di oggi sono impegnati socialmente come non mai, sostenendo le più svariate cause». Nel caso di Sotheby’s, tuttavia, i beneficiari del nuovo canale di vendita non saranno limitati agli enti non-profit, sebbene Horowitz affermi che «sarebbe preferibile che fosse così».

Una delle realtà beneficiarie della prima vendita sarà la scuola Sedabuda, in Ghana, fondata dall’artista Todd Gray e dalla sua prima moglie poco dopo il loro primo viaggio nel Paese dell’Africa occidentale nel 1992, quando Gray lavorava come fotografo per realizzare la copertina di un album di Stevie Wonder. Utilizzando il denaro di una donazione Gray acquistò un appezzamento di tre acri nei pressi di un villaggio di pescatori e cominciò a costruire una casa di mattoni d’argilla con 15 abitanti del posto. Oggi è un luogo appartato; «un posto dove leggere, riflettere ed essere in armonia con la natura», disse Gray al Musée Magazine. Gray e la galleria David Lewis offriranno in asta la stampa «Atlantic (New Futures)», che si stima possa raggiungere 30-40mila dollari (30.200-40.300 euro).

Intanto Kevin Beasely, che offrirà una tecnica mista «The Red Banana Tree (Forstall)», stimata 40-60mila dollari (40.300-60.400 euro), donerà il suo 15% al L9 Center for the Arts, che l’artista fondò dopo essere stato invitato a creare un’opera per la biennale «Prospect New Orleans» nel 2021. Invece di creare un lavoro, egli acquistò un pezzo di terreno nel distretto Lower Ninth di New Orleans che era rimasto disabitato e trascurato dai tempi dell’uragano Katrina nel 2005, lo ripulì e piantò un giardino. Da allora, secondo quanto riportato da un articolo del New York Times, il giardino «è una risorsa che offre un luogo dove rilassarsi e usare Internet gratis e dove trovare, nella giusta stagione, ortaggi dalle piante coltivate e agrumi».

In virtù del suo precedente ruolo di direttore di Art Basel nelle Americhe, Horowitz racconta di numerose conversazioni avute negli anni con i commercianti, riguardo alle difficoltà che dovevano fronteggiare, specialmente le gallerie di piccole e medie dimensioni.  «Sia che si tratti di trovare i fondi per realizzare il catalogo di una mostra o per la produzione di opere devono pagare di tasca propria oppure chiedere fondi ai mecenati che sostengono la galleria, nel qual caso può essere richiesto l’impegno a realizzare un futuro lavoro. Il sistema funziona così, ma può diventare complicato».

La nuova iniziativa intende ridurre alcuni di questi oneri. «In sostanza è un modo per cercare di sostenere gli artisti e le loro gallerie», conclude Horowitz.

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